Comincia ad esserci qualche dettaglio più preciso su uno dei nodi più critici di quella che dovrà diventare la riforma della giustizia, cioè la responsabilità civile dei magistrati. Per ora tutto è al livello di progetto. Dall’inizio di luglio è visibile sul sito web del ministero una scheda con i punti generali della riforma. Ora il Governo ha anche pubblicato una sintesi dedicata a questo singolo aspetto. Innanzitutto è bene sgombrare il campo dalle illusioni: non ci sarà una responsabilità diretta dei magistrati. Nessun gruppo politico attuale ha sufficiente forza elettorale, legittimazione e indipendenza per compiere una simile rivoluzione. Ma si tenta di fare qualche passettino in avanti.

La proposta del ministero guidato da Andrea Orlando prevede di ampliare i casi in cui sia possibile per un cittadino fare causa ad un magistrato se ritiene di essere vittima di un “cattivo uso del potere giudiziario“, come si legge nella bozza: seguendo norme di altri paesi europei, sarà possibile rivalersi sul magistrato in caso di “violazione manifesta delle norme applicate“, oppure “manifesto errore nella rilevazione dei fatti e delle prove“. In caso di negligenza grave, inoltre, lo Stato avrà l’obbligo di rivalersi sul magistrato, fino al 50% del suo stipendio. Non ci sono limiti invece se si tratta di dolo, cioè nell’ipotesi in cui il magistrato abbia intenzionalmente violato la legge.

Ma chi stabilisce se l’errore è “manifesto”? Altri magistrati. E qui andrebbero studiati meccanismi che garantiscano sul serio i cittadini. Quegli stessi cittadini che nel 1987 hanno detto in un referendum di volere che i giudici paghino per i propri errori. E ancora attendono di vedere rispettata questa volontà.

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