Il Governo di Matteo Renzi sembra volerci provare sul serio nel procedere ad una riforma della giustizia. Nella riunione del Consiglio dei ministri prevista per il 30 giugno dovrebbe essere esaminato il piano per mettere mano ad un delicatissimo settore, verso il quale gli interventi sono tanto urgenti quanto difficili. Nelle ultime ore sono stati diffusi i punti principali del progetto governativo. Tra le principali misure: la revisione del sistema delle intercettazioni e la modifica del sistema d’elezione del Consiglio superiore della magistratura.

Sulle intercettazioni l’esigenza è garantire la privacy non solo dei soggetti intercettati, ma anche di chi “ci finisce dentro” indirettamente, in modo da frenare lo scempio della diffusione dei contenuti prima ancora che questi diventino penalmente rilevanti. L’idea è vietare la riproduzione testuale dei dialoghi nelle ordinanze di custodia cautelare, inserendo solo dei riassunti.

L’altro nodo spinoso, che incontrerà resistenze fortissime da parte dei magistrati, è impedire che il Csm sia ostaggio delle correnti esistenti in magistratura. E’ fondamentale ricordare che la funzione affidata dalla Costituzione al Csm è quella di controllare l’operato dei magistrati, non altro. Qui il Governo non ha ancora trovato la soluzione definitiva; per il momento si pensa di proporre candidati presenti su più liste.

Dovrebbe tornare il reato di falso in bilancio, con pene fino a 5 anni. Sulla responsabilità civile dei magistrati, argomento sul quale la guerra è quasi certa, non ci sono indicazioni chiare, salvo quella di annullare l’emendamento della Lega Nord approvato non molti giorni fa grazie ad un grosso errore tattico da parte dei deputati del Pd.

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