Durante la conferenza stampa al termine del Consiglio dei Ministri, il premier Matteo Renzi ha illustrato insieme al ministro della Giustizia Andrea Orlando le linee guida della riforma della giustizia che sarà articolata in 12 punti: “Per due mesi vogliamo discutere della giustizia in modo non ideologico, sarà una discussione la più filosofica, concettuale e astratta prima di approvare la riforma per coinvolgere l’Italia su questo tema. Sono 20 anni che sulla giustizia si litiga senza discutere. Noi vogliamo cambiare metodo e discutere nel merito e possibilmente senza litigare”.

I punti sono annunciati su una slide: “Il ministro Orlando mette dodici pallini in campo, così che tutti possano discuterne” ha spiegato il premier. Al primo posto l‘avvio del processo civile telematico per “eliminare le scartoffie polverose dei tribunali”. Segue il dimezzamento, entro un anno, delle 5 milioni e 200 mila pendenze civili (definite “una roba pazzesca”) e la conclusione del primo grado di giudizio delle cause: un iter che privilegerà imprese e famiglie con l’istituzione di tribunali ad hoc e l’arrivo del divorzio brevissimo quando non è conflittuale.

La questione delicata arriva con la proposta di modifica del Consiglio superiore della magistratura: “Ci inchiniamo all’indipendenza dei giudici, ma il principio che ci piace è che si fa carriera per merito e non per appartenenza di corrente. E chi nomina non giudica, chi giudica non nomina. Bisogna separare le funzioni amministrative da quelle disciplinari”. Sulla responsabilità civile delle toghe, il premier spiega che saranno rivisti i meccanismi di filtro e di rivalsa dello Stato seguendo l’esempio delle altre altre nazioni europee. Per combattere la corruzione Renzi ipotizza l’introduzione del reato di autoriciclaggio, del ritorno di una normativa sul falso in bilancio “degna di questo nome” e di rivedere l’attuale sistema della prescrizione a cui si accompagnerà un’accelerazione del processo penale.

L’altro capitolo spinoso riguarda le intercettazioni: “Il dibattito è se c’è un limite all’uso delle intercettazioni. Questa è l’unica norma della quale non abbiamo un testo già pronto. Aspettiamo opinioni, anche dai direttori di giornali. Siamo dell’idea che i magistrati continuino ad intercettare, ma mi chiedo quali sono i limiti per la diffusione di colloqui riservati?”. Gli fa eco il ministro Orlando: “L’obiettivo è costruire un sistema che non pregiudichi le indagini ma tuteli chi non è coinvolto direttamente”. La «prima riforma partecipata» riguarda tutti i cittadini: fino al 31 agosto si potranno inviare le proprie opinioni sul sito del governo.


photo credit: Palazzochigi via photopin

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