Matteo Renzi e la sua riforma del lavoro affrontano l’8 ottobre un doppio esame. A Roma il Senato dovrà votare la fiducia al Governo sull’emendamento che sostituisce l’intero testo di quello che viene chiamato “Jobs Act“. Il cuore di tutte le polemiche, cioè la cancellazione dell’articolo 18 dello statuto dei lavoratori (il reintegro obbligatorio del lavoratore in caso di licenziamento senza giusta causa nelle imprese con più di 15 dipendenti), non farà parte di questo testo; in questo modo Renzi accontenta la minoranza del Partito democratico, per ora. Ma l’eliminazione di questo articolo, o la sua completa riscrittura, arriverà comunque, in un secondo momento sotto forma di decreti delegati che accompagnano il testo principale della riforma. Il Governo conferma la volontà di cancellare ogni forma di reintegro e sostituirla con un risarcimento, salvando solo alcuni casi specifici, che verranno illustrati più avanti.

A Milano invece è l’Europa a guardare oggi alle mosse dell’Italia. Si riunisce infatti il vertice dei capi di Governo dell’Unione europea per cercare di fare qualcosa di concreto su occupazione e crescita. Sarà l’ultima partecipazione della Commissione europea uscente. Ma la vera partita è sempre quella: lo scontro tra la Germania di Angela Merkel e la Francia di François Hollande alleata all’Italia di Renzi. In un pomeriggio che si annuncia infuocato al centro congressi Mico della vecchia Fiera, i tre leader si affronteranno in una nuova battaglia per allentare (o tenere stretti, nel caso della Germania) i vincoli di bilancio.

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