I nemici più infidi sono sempre quelli che ti trovi in casa; Matteo Renzi lo sa bene e si vede soprattutto nella battaglia per la riforma del lavoro. Gli ostacoli maggiori al disegno di legge chiamato “Jobs Act” verranno non solo dai sindacati, ma anche dall’opposizione interna al Partito democratico, l’ala sinistra che il segretario-premier fatica non poco a tenere imbrigliata. Lo scontro maggiore, il pretesto principale per attaccare un leader che ha creato troppo scompiglio nell’assetto del potere interno al partito, è quello sull’articolo 18 dello statuto dei lavoratori. Nei prossimi giorni, quando il disegno di legge arriverà in aula, la guerra diventerà aperta e potrebbe creare non pochi problemi a Renzi, che non può permettersi di contare in eterno sull’appoggio di Forza Italia per contrastare l’opposizione della sua sinistra. Così il presidente del Consiglio ha deciso d’inviare una lettera (e-mail) a tutti gli iscritti del Pd, per agitare le acque prima che la direzione del partito si riunisca il 29 settembre, quando Renzi presenterà il Jobs Act.

E, seguendo il proprio stile, non ci è andato leggero: “Chi oggi difende il sistema vigente, difende un modello di diseguaglianze dove i diritti dipendono dalla provenienza o dall’età. Noi vogliamo difendere i diritti di chi non ha diritti. Quelli di cui nessuno si è occupato fino ad oggi“. Il messaggio è diretto ai vari Bersani, D’Alema e Cuperlo: “Ci hanno detto che siamo di destra. Ci hanno paragonato alla Thatcher. Noi siamo qui per cambiare l’Italia e non accetteremo mai di fare le foglie di fico alla vecchia guardia che a volte ritorna. O almeno ci prova“. E ancora: “Essere di sinistra significa combattere un’ingiustizia, non conservarla“.

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