Il Governo italiano sta per dire addio al Porcellum, l’attuale legge elettorale, per vararne una nuova, più snella e moderna. Si parte il il 29 maggio, quando Senato e Camera voteranno le mozioni che daranno il via all’istituzione del Comitato dei 40: sarà un organismo interno al Parlamento, composto da 20 membri della commissione Affari costituzionali della Camera e 20 della commissione gemella del Senato, il cui obiettivo sarà quello di riformare la Costituzione in sede redigente. Il giorno dopo un decreto del presidente del Consiglio dei ministri nominerà il comitato di esperti esterni al Parlamento, comitato che avrà soltanto compiti consultivi.

Il vertice di ieri a Palazzo Chigi, dove c’erano Enrico Letta, Angelino Alfano, Gaetano Quagliariello, Dario Franceschini, Filippo Patroni Griffi e i capigruppo di Pd, Pdl e Scelta civica, è stato il primo step per dare il là al tutto e definire il tragitto da seguire: “Sul successo delle riforme costituzionali si gioca la vita del governo e della legislatura – ha ricordato Letta – alle prossime elezioni gli italiani non voteranno con un Porcellum appena modificato”.

Dunque, servirà una riforma “vera”; servirà una svolta decisa, come quella di poter dare la possibilità di elezione diretta del capo dello Stato, sul modello di quanto accade in Francia, o maggiori poteri al Premier. Il Pdl, in giornata, aveva preannunciato un accordo di massima per inserire la soglia del 40% per far scattare il premio di maggioranza del 54%, al di sotto della quale resterebbe il proporzionale puro; poi la pronta smentita da parte del segretario Pd Guglielmo Epifani: “Se si andasse al voto col Porcellum modificato si avrebbe un Parlamento proporzionale e quindi ingovernabile. Occhio alla palude”. Contrari anche Anna Finocchiaro, Matteo Renzi, Giuseppe Fioroni, Walter Veltroni, Massimo D’Alema e molti altri.