Il ministro per la Semplificazione e per la Pubblica Amministrazione Marianna Madia ha presentato 6 nuovi decreti che vanno ad arricchire la riforma della Pubblica Amministrazione avviata da alcuni mesi. Oggi, 10 agosto, è previsto l’ultimo Consiglio dei Ministri prima delle vacanze. In questa sede verrà discusso il nuovo decreto e, qualora non si giungesse a una decisione definitiva, il testo verrà nuovamente valutato nel prossimo Consiglio che si terrà il 25 agosto. Sotto i riflettori della riforma PA questa volta sono finiti i manager pubblici.

Riforma PA: manager a rischio licenziamento

Dopo aver punito i furbetti del cartellino e aver rivoluzionato il lavoro statale, con la nuova riforma PA il ministro Madia rivede completamente gli incarichi dei manager pubblici. Per diventare manager, l’aspirante dirigente dovrà aver conseguito una laurea specialistica e sostenere un concorso pubblico. Solo il 10% dei manager pubblici potrà essere assunto senza concorso. Dopo averlo superato il manager entrerà in un periodo di prova di 3 anni. Se non dovesse passare questa sorta di tirocinio, verrebbe “declassato” a funzionario. Se invece dovesse superare il periodo di prova, potrebbe assumere l’incarico, ma a tempo determinato.

Le aziende pubbliche d’ora in avanti cambieranno manager ogni due anni. Per scegliere la nuova dirigenza, proprio come accade per esempio con gli insegnanti dopo l’ultima riforma, si valuteranno le pagelle. La pagella dei manager assume un ruolo centrale: oltre a essere una sorta di “curriculum” che consente l’assunzione, potrà incidere anche sullo stipendio. Se infatti un manager non dovesse raggiungere l’obiettivo prefissato, perderebbe l’80% della retribuzione pattuita. Secondo i calcoli del Governo la platea degli aspiranti manager pubblici in questo modo si allargherebbe a oltre 30 mila persone. Infine i manager pubblici avranno un tetto allo stipendio e dopo troppo tempo senza incarico (la proposta è 6 anni) verranno licenziati.

Gli altri decreti della riforma PA

Le modifiche recentemente presentate dal ministro Madia sulla riforma PA non riguardano solo i manager, ma anche molti altri aspetti del lavoro pubblico. Nuovi tagli si profilano all’orizzonte: eliminazione delle micro società partecipate che sono di fatto doppioni, le quali verrebbero sfoltite dalle attuali ottomila circa ad appena mille; taglio delle Camere di Commercio dalle attuali 105 a 60; taglio dei consiglieri nelle partecipate.

Non solo tagli. Previste anche assunzioni negli enti di ricerca con disciplina specifica, agevolazioni per la digitalizzazione degli enti pubblici (obiettivo addio alla carta entro il 12 agosto) con l’introduzione dei micropagamenti via SMS, istituzione di un commissario ufficiale all’Agenzia digitale, incentivi per lo smartworking e realizzazione di un testo unico per i processi e i giudizi per la giustizia contabile.