Il decreto di riforma delle partecipate dovrebbe essere argomento di discussione del Consiglio dei ministri di questa sera. Il decreto impone razionalizzazioni severe: le società in rosso cronico dovranno chiudere e i relativi consigli di amministrazione verranno sostituiti con degli amministratori unici. Si parla anche di 100.000 dipendenti che verranno messi in mobilità. Le eccezioni a questa cura di cavallo verranno contenute in un finora fantomatico allegato A. Non si capisce ancora bene chi deciderà chi potrà entrare in questa lista. Secondo alcune fonti tale allegato potrebbe scomparire e le eccezioni dovranno essere scritte nel decreto. Comunque le nuove disposizioni non si applicano alle società quotate e quelle che emettono bond, e quindi non riguarderanno Eni, Enel, Finmeccanica, Poste, Cassa Depositi e prestiti, Ferrovie e Rai.

Il testo parla poi “gestione“, e non più di “attribuzione” al Mef delle partecipazioni statali, alle Regioni di quelle regionali, al sindaco di quelle comunali. in questo modo si mitigherebbe l’accentramento – almeno questo sembra l’intento – e lo si riconduce ad una competenza di tipo gestionale. Ma chiaramente bisognerà vedere cosa accadrà concretamente.

Il problema principale riguarda l’occupazione – non a caso è stato rinviato il decreto attuativo che riguarda la riduzione delle Camere di Commercio. Nell’ultima versione della bozza sono stati inseriti alcuni articoli che fissano una road map di sei mesi dall’entrata in vigore del provvedimento: entro questo termine le società a controllo pubblico dovranno redarre “un’analitica e puntuale ricognizione” dei fabbisogni di personale per il triennio successivo, compreso quello a tempo determinato, “con l’indicazione dei profili necessari“. In questo piano dovranno essere compresi anche gli “eventuali esuberi o eccedenze“. Questo elenco sarà poi inviato ad un organo di vigilanza – che non sa ancora chi sia – che lo renderà pubblico. Per il triennio 2016-2018 chi vorrà assumere potrà farlo solo pescando da questo piano. Una soluzione che ricalca in buona parte quella adottata per le province da cancellare. E che non ha funzionato molto bene.