Anche Elsa Fornero, ministro del Welfare del governo Monti si è mostrata a favore di cambiamenti della sua riforma delle pensioni per “recuperare un po’ di flessibilità“. Perché? Secondo la Fornero, “le condizioni di emergenza nelle quali nacque la riforma sono in parte superate“. Comunque “gli interventi devono essere molto ponderati perché l’Italia resta in una situazione difficile“.

La proposta dell’ex-ministro ricalca quella fatta dal presidente dell’Inps Tito Boeri ad inizio estate, e quindi parla di una pensione anticipata rispetto ai termini previsti dalla Fornero del “3-3,5% per ogni anno di anticipo rispetto all’età di vecchiaia, e magari con criteri più generosi per i lavoratori precoci e per certe categorie di lavori particolarmente faticosi“. Elsa Fornero è invece contraria alla proposta di calcolare l’assegno di chi si pensiona anticipatamente solo col metodo contributivo perché sarebbe troppo oneroso per il lavoratore.

Secondo la Fornero il taglio da lei proposto “avrebbe un onere per la finanza pubblica, ma sarebbe meno costoso delle altre proposte in campo. Come quella di Baretta e Damiano e quella sulla quota 100 tra età e contributi“». Per Cesare Damiano, il deputato Pd e presidente della commissione Lavoro, è positivo il cambiamento di posizione dell’ex ministro “anche lei adesso sostiene che la sua riforma si può correggere. E, visto che Renzi e Poletti sono d’accordo che si introduca un criterio di flessibilità nel sistema previdenziale, ora aspettiamo la proposta del governo“. La proposta di Cesare Damiano prevede l’uscita dal lavoro a partire da 62 anni con almeno 35 anni di contributi con una penalizzazione del 2% per ogni anno di anticipo, fino a un massimo dell’8%.

Questa proposta costa per le casse pubbliche, ma meno dei 10 miliardi annui stimati da Tito Boeri, perché non tiene conto del fatto che “non tutti i lavoratori sceglieranno di andare in pensione a 62 anni e bisogna anche considerare i risparmi che si produrranno con meno Cassa integrazione e meno ammortizzatori sociali per gli ultra sessantenni che hanno perso il lavoro e che non trovano un reimpiego“. Difficile che la posizione dell’ex-ministro possa trovare accoglienza favorevole nel governo Renzi, perché nei giorni scorsi, il viceministro Enrico Morando era stato piuttosto chiaro: “Va bene qualsiasi soluzione, a patto che non costi nulla allo Stato“.