Sulla riforma della RAI il Governo Renzi ha dovuto incassare una mezza sconfitta in Senato, andando sotto su uno dei punti cardine del disegno di legge. L’esecutivo non è riuscito infatti a ottenere l’approvazione della norma che concedeva la delega al Governo sulla riforma del canone.

La delega all’esecutivo per il canone presente nella riforma della RAI è stata eliminata grazie ai voti dei verdiniani, con l’approvazione degli emendamenti presentati da Forza Italia, Movimento 5 Stelle e dalla minoranza del PD. A tradire il Governo sono stati 19 senatori della minoranza dem.

La riforma della RAI dovrebbe essere approvata oggi. Nel frattempo il rinnovo del Consiglio di Amministrazione della tv pubblica avverrà martedì prossimo con la legge Gasparri, a dispetto di quanto auspicato dal Governo Renzi. L’esecutivo ha fatto di tutto per approvare la riforma prima del rinnovo dei vertici RAI. Il rinnovo programmato per martedì ha sollevato anche le polemiche del Movimento 5 Stelle.

Il PD intanto incassa la vittoria a metà e cerca di minimizzare sull’accaduto, sostenendo che è normale perdere la battaglia su qualche emendamento. Non è dello stesso parere l’opposizione. Per Renato Brunetta, di Forza Italia, il Governo avrebbe le ore contate perché non ha più la maggioranza.

Anche all’interno dei democratici non mancano le voci preoccupate. Matteo Orfini teme infatti che il dissenso interno, da eccezione, diventi una consuetudine e finisca con il minare le fondamenta del Partito.

Se il voto in dissenso dal gruppo diventa non un’eccezione limitata a casi straordinari ma una consuetudine, significa che si è scelto un terreno improprio per una battaglia politica. Così non si lavora per rafforzare un partito ma per smontarlo, ha dichiarato Orfini.

Governo battuto su riforma RAI, l’Ala di Verdini festeggia

Soddisfatto per avere dimostrato la sua forza è invece il neogruppo creato da Verdini, l’Ala composta da 10 senatori. Sette di loro ieri non hanno partecipato al voto, mentre 2 hanno deciso di schierarsi con l’opposizione, votando per l’approvazione degli emendamenti che cancellavano la delega al Governo sulla disciplina del finanziamento della tv pubblica.