La riforma Rai ha ottenuto ieri il sì definitivo al Senato. La votazione è avvenuta subito dopo quella della legge di Stabilità ed è avvenuta per alzata di mano, visto che nessuno ha chiesto di votare con procedimento elettronico. Il provvedimento è passato con 162 sì, pochi minuti prima della chiusura di Palazzo Madama – riaprirà il 12 gennaio. La riforma Rai avrebbe dovuto essere approvata la scorsa settimana, ma poi tutto era saltato per la mancanza del numero legale.

Il provvedimento modifica la governance della Rai aumentando i poteri del governo Si applicherà al rinnovo del consiglio di amministrazione, nel 2018. L’esecutivo in carica proporrà, attraverso l’assemblea dei soci, il nome dell’amministratore delegato al cda, deciderà direttamente la nomina di due consiglieri su sette, manterrà la proprietà delle azioni Rai e detterà gli indirizzi, d’intesa con l’Agcom, del contratto di servizio quinquennale della Rai – compito a cui finora era estraneo. Vengono ridimensionati i poteri del presidente e del consiglio di amministrazione. L’amministratore delegato potrà assumere, nominare, promuovere e stabilire la collocazione dei giornalisti, su proposta dei direttori di testata e nel rispetto del contratto di lavoro giornalistico – avrà anche la massima autonomia sulla gestione economica.

Il giudizio delle opposizioni è durissimo. Paolo Romani di Forza Italia parla di “Rai del Governo“, il suo compagno di partito Maurizio Gasparri denuncia “profili di incostituzionalità nella nomina di un amministratore delegato con pieni poteri nominato dall’esecutivo: vi sono sentenze della Corte Costituzionale che rivendicano il ruolo del Parlamento nella nomina dei vertici del servizio pubblico. Vedremo cosa dirà la Consulta se verrà interpellata“. Per Roberto Fico, M5S e presidente della Vigilanza, “l’indipendenza dell’azienda dalla politica sarà, così, sempre più fragile. Una Rai guidata da un uomo solo al comando. In qualsiasi democrazia sarebbe impensabile“. Per il relatore della legge Raffaele Ranucci (Pd): “la Rai ha ora tutti gli strumenti per essere un’azienda moderna, che può concorrere sul mercato televisivo e multimediale. Metterla nelle condizioni di eccellere a livello internazionale era un pezzo importante del percorso di crescita del Paese“.

Critici anche la Federazione della Stampa e l’Usigrai, il sindacato dei giornalisti Rai: “Arriva un doppio colpo all’autonomia del servizio pubblico: la Rai viene posta alle dirette dipendenze del Governo, con un capo azienda con molti più poteri e con la presa di controllo, anno per anno, dei finanziamenti al servizio pubblico, strumento per condizionare la gestione e le scelte editoriali“.