Il giorno dopo il massiccio sciopero nazionale degli insegnanti contro la cosiddetta riforma della “Buona scuola“, il premier Matteo Renzi ha incontrato al Nazareno i parlamentari Pd delle commissioni Cultura di Camera e Senato per un confronto sulle possibili modifiche al ddl sulla scuola. L’idea sarebbe quella di ritoccare la legge per arrivare ad una via libera definitivo nel giro di un mese un mese e mezzo. La dead line che si è data il governo fa pensare che ci saranno dei cambiamenti che non modificheranno nella sostanza la riforma.

Il primo punto su cui lavorare è quello del cosiddetto preside-sceriffo e del suo potere assoluto di scelta dei docenti all’interno di un albo territoriale. Sul tema Matteo Renzi non vuole cedere “voglio qualcuno che decida“, e anche il sottosegretario Davide Faraone conferma che “il ruolo del preside-sindaco non è in discussione“. L’unica concessione dei vertici del Pd è rappresentata dal fatto che verranno introdotti “criteri chiari e trasparenti” sulla scelta dei docenti, e la valutazione del dirigente in base alle sue scelte. Ma come dice Renzi “una volta stabiliti quelli dovrà essere lui il responsabile delle decisioni prese“.

Qualche concessione dovrebbe essere fatta sul piano della valutazione e del premio – i 200 milioni stanziati a partire dal 2016. Si sta pensando che la sua erogazione dovrebbe dipendere da un comitato composto dal preside, due docenti e due genitori – e in questo modo si vorrebbe evitare l’ombra di qualsiasi favoritismo. Qualche esponente democratico vorrebbe anche un comitato simile per la selezione degli insegnanti – ma con ogni probabilità questa scelta non passerà.

Per quanto riguarda il piano dell’offerta formativa si pensa a qualche maquillage, per cui il dirigente dovrà ottenere l’approvazione del Consiglio d’istituto e dovrà tenere conto del parere del collegio dei docenti. Per quanto riguarda le assunzioni il governo dovrebbe trovare una soluzione per le 100.000 assunzioni previste e i 5-6.000 idonei del concorso 2012. Per gli altri precari della scuola l’unica concessione dovrebbe essere rappresentata dalla possibilità di avere un punteggio aggiuntivo nei prossimi concorsi. Non si prevedono modifiche sugli sgravi alle paritarie. Un regalo duro da digerire per insegnanti che stanno aspettando da sette anni il rinnovo del contratto nazionale.