Le riforme del governo Renzi subiscono uno stop all’interno della commissione Affari Costituzionali alla Camera, dove sono stati votati e sono passati due emendamenti uguali – uno del Partito Democratico e uno di Sinistra Ecologia e Libertà – tendenti ad eliminare dal nuovo Senato i cinque senatori che possono essere nominati dal Presidente della Repubblica e che restano in carica per sette anni. In base alla votazione odierna, dunque, il nuovo Senato sarà quindi formato da cento fra consiglieri regionali e sindaci.

Gli emendamenti hanno riguardato in particolare l’articolo 2 della riforma, uno degli assi portanti del testo proposto dal governo di Matteo Renzi che mira a stabilire il nuovo assetto del futuro Senato, dettando norme in materia di composizione e modalità di elezione. E a determinare la sconfitta è stato il voto favorevole di Maurizio Bianconi, membro di Forza Italia, che si è allineato al Movimento Cinque Stelle e alla Lega Nord, entrambi favorevoli alle proposte di modifica del testo normativo.

Alfredo D’Attorre, esponente della minoranza del Partito Democratico, ha spiegato che in realtà l’emendamento era di tipo tecnico e non può dunque essere classificato come voto politico. Le modifiche erano inoltre state accantonate già nella giornata di ieri, con il solo scopo di riuscire a trovare un’intesa nella mattinata di oggi.

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