Bloccate sempre, qualcosa si otterrà. E’ il primo comandamento dell’apparato. E questa strategia funziona quasi sempre. Probabilmente anche nella partita per la riforma del Senato. Matteo Renzi sembra disposto a scendere a patti, pare aver perso la baldanza ostentata finora. Evidentemente il muro dei 7.800 emendamenti eretto dalle opposizioni (e non solo) è più solido di quanto egli credesse.

La resistenza di questa barriera è resa più forte anche e soprattutto dalla presenza di settori non minimi del Partito democratico e di Forza Italia; per cui la maggioranza ampia di cui Renzi sperava di disporre dopo l’accordo con Silvio Berlusconi rischia di rivelarsi un bluff.

Ecco quindi arrivare dal premier una proposta di compromesso: non si vota più entro l’8 agosto ma a settembre; in cambio si ritirano gli emendamenti, e poi si può tornare a discutere anche sulla legge elettorale, l’Italicum già approvato alla Camera; si potrebbe rimettere in gioco la faccenda delle preferenze e della soglia di sbarramento.

Berlusconi sembra non aver apprezzato, al punto che il previsto incontro odierno tra lui e Renzi è saltato, ufficialmente per un’indisposizione del leader di Forza Italia. Recuperare la fronda interna o perdere l’appoggio dell’alleato di Arcore? La coperta del presidente del Consiglio appare scomodamente corta.