Sconfitta l’ondata dell’ostruzionismo, i grillini che credono di essere nel 1925 e teatralmente mostrano di ritirarsi indignati dalle sedute, il voto sulla riforma del Senato ora procede con una velocità fino a pochi giorni fa impensabile. Nella seduta del 4 agosto sono stati approvati altri sette articoli del disegno di legge in discussione. Si è arrivati dunque al 9, ne mancano “solo” 31.

I punti più importanti vedono, all’articolo 8, la conferma dell’immunità parlamentare. Quindi non viene modificato l’articolo 68 della Costituzione; è necessaria l’autorizzazione per procedere a perquisizioni, intercettazioni e arresto, salvo i casi previsti per l’arresto in flagranza. L’immunità è prevista sia alla Camera dei deputati che al nuovo Senato.

Importante ma controverso l’articolo 9, sullo stipendio dei senatori. Nel testo approvato respingendo tutti gli emendamenti (193 sì, 9 no e 8 astenuti), si modifica in questo modo l’articolo 69 della Costituzione: “I membri della Camera dei deputati ricevono un’indennità stabilita dalla legge”. Quindi i membri del nuovo Senato, no. Ma attenzione al cavallo di Troia: da nessuna parte, come prima del resto, si parla di rimborsi spese. E abbiamo visto tutti quali porcherie sono state compiute in questo senso. E’ lecito essere pessimisti.