La Riforma del Senato ha ottenuto il sì da parte del consiglio dei ministri. Il disegno di legge costituzionale, dunque, può partire: all’ordine del giorno c’è l’idea di trasformare una delle due camere del Parlamento in non elettiva, ovvero composta da rappresentanti di Regioni e Comuni: “Mettiamo la parola fine ad un dibattito 30ennale – le prime parole di Renzi – voglio essere l’ultimo presidente del consiglio ad avere ricevuto il voto di fiducia dall’aula di Palazzo Madama”.

La riforma poggia su quattro pilastri che ha voluto lo stesso Renzi: nessuna fiducia al governo, nessuna voce in capitolo sul bilancio, nessuna elezione diretta dei senatori e nessuna indennità per i membri, ovvero nessuno stipendio.

All’ordine del decreto costituzionale ci sono anche il riordino della ripartizione di competenze tra Stato e Regioni, l’abolizione del Cnel, il Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro. Il premier spera che il decreto possa essere approvato già prima delle elezioni europee del prossimo 25 maggio. Curiosità: la camera parlamentare si chiamerà Senato delle autonomie. I senatori saranno 148, compresi i 21 tra senatori a vita e personalità nominate dal capo dello Stato.

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