E alla fine a Roma è spuntato un canguro che balzando tra i banchi si è portato via un bel po’ di emendamenti. E’ il risultato di un’agitata quanto inutile seduta a Palazzo Madama, conclusa alle 23.54 del 29 luglio con il voto (contrario) su soli cinque emendamenti, tra le migliaia che incatenano la riforma del Senato. E alle 9.30 del 30 luglio si ricomincia.

Tanto per cambiare, si è sfiorata una rissa tra i (cosiddetti) rappresentanti del popolo, prevalentemente del Pd e del M5S. E anche i senatori di Sel, che lottano come gli altri esclusivamente per la sopravvivenza di se stessi, hanno chiuso a quanto sembra ogni possibilità di dialogo con i renziani. Quella timida parvenza di compromesso che ieri si è tentato di raggiungere (rinvio del voto a settembre contro il ritiro degli emendamenti) si è subito sciolta come neve al sole.

Nessuno cede. La guerra è ormai totale. Partito democratico e Forza Italia, o perlomeno la maggioranza dei loro senatori, procedono su un brutto testo di riforma che, tuttavia, è sempre meglio di niente; Sel si aggrappa agli emendamenti per esercitare un potere di ricatto, che è sempre stata l’unica politica di questo partitino; il Movimento 5 stelle si agita e Grillo minaccia (promette?) di lasciare il Parlamento; la Lega Nord va a rimorchio degli scalmanati e resta in attesa.

E quindi è arrivato il “canguro“, espressione usata per indicare la procedura adottata dal presidente del Senato, Pietro Grasso, per limitare i danni dell’ostruzionismo: quando si boccia un emendamento, automaticamente decadono tutti gli emendamenti simili. Ieri ne sono saltati circa mille.

Matteo Renzi ha commentato attraverso Facebook: “Gli italiani ci hanno chiesto di cambiare un sistema politico che non funziona più. Noi manteniamo la promessa, senza paura e senza mollare. Le sceneggiate di oggi dimostrano che alcuni senatori perdono tempo per paura di perdere la poltrona“.