Un week end di contrattazioni più o meno segrete ha portato, a quanto sembra, ad una correzione di rotta sulla riforma del Senato. Dopo che Silvio Berlusconi aveva tirato il freno sull’impalcatura progettata da Matteo Renzi fino a quel momento (Senato non più elettivo e composto da sindaci, presidenti regionali, consiglieri regionali e 21 membri nominati dal presidente della Repubblica), il presidente del Consiglio ha rimesso mano alla faccenda, anche perché il suo stesso partito non era apparso entusiasta del progetto. E Renzi è il primo a sapere che quando il tuo partito non è contento di te possono esserci problemi gravi (vedi Letta).

Il premier ha annunciato in televisione che il nuovo accordo “è ormai ad un passo“. Soprattutto, anche la minoranza del Partito democratico (quella di Bersani e Letta) sembra convergere sul nuovo schema. Il Senato verrebbe dunque composto esclusivamente da consiglieri regionali, scelti dai consigli stessi e pagati dalla Regione.

A denti stretti Renzi (foto by InfoPhoto) ha ammesso che l’altolà berlusconiano (e bersaniano) ha avuto i suoi effetti: “Sarei disonesto intellettualmente se dicessi che non è successo nulla. Berlusconi ha chiesto di cambiare alcune cose e credo sia del tutto legittimo che le riforme si facciano ascoltando Berlusconi, Grillo e anche la minoranza del Pd“.