Idee confuse sul significato della democrazia, da una parte e dall’altra; un’idea nobile presa in ostaggio da bassi calcoli di convenienza politica; un provvedimento legislativo ancora una volta a rischio di sopravvivenza a causa di procedure bizantine studiate appositamente per impedire qualsiasi cambiamento; una pagliacciata fuori luogo mascherata da protesta: è la sintesi dell’ultima giornata parlamentare, convulsa e inutile.

Dopo diversi giorni di dibattito inconcludente a Palazzo Madama, nel quale le opposizioni avevano come unico scopo l’ostruzionismo totale, forte di 7.800 emendamenti, il disegno di legge costituzionale sulla riforma del Senato ha visto una sterzata inevitabile. La maggioranza, dopo una riunione dei suoi capigruppo chiesta dal presidente Pietro Grasso, ha deciso di contingentare i tempi della discussione. Significa che ci saranno 135 ore totali a disposizione per concludere il dibattito. Ogni gruppo avrà un quantitativo di ore preciso. Ed entro l’8 agosto il voto dovrà essere terminato.

Decisione ovvia e anche giusta. Se una parte dei parlamentari è in maggioranza e l’altra no, è perché così hanno deciso gli elettori. Bloccare ogni provvedimento perché non fa comodo è il vero attentato alla democrazia. Ma ovviamente questo non viene detto. E allora è andata in scena l’ennesima pagliacciata, eseguita da Movimento 5 stelle, Sel e Lega Nord, ma di chiara ideazione grillina: un centinaio di senatori hanno fatto la marcia sul Quirinale per protestare, perchè “La democrazia è stata uccisa“, come ha sbraitato Beppe Grillo in un tweet. Come se fossero dei metalmeccanici in sciopero perchè perdono il posto di lavoro. Chiaramente il presidente della Repubblica non può ricevere tutta quella gente, per cui una piccola delegazione ha poi parlato col segretario generale. Cosa che per i parlamentari può essere fatta in ogni momento senza tromboni: è sufficiente inviare i capigruppo.

Il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, non si è lasciato sfuggire l’assist propagandistico, così intervistato su La 7, ha commentato: “Noi siamo contro la dittatura della maggioranza ma siamo anche contro la dittatura della minoranza. Io vado avanti, non mollo. L’ostruzionismo è il tentativo di buttare tutto in aria, ma con tutti gli strumenti del regolamento porteremo a casa le riforme“. Si è poi aggiunto un tweet del ministro Maria Elena Boschi chiaramente demagogico: “L’ultima parola sulle riforme sarà dei cittadini: referendum comunque!“. Ma il referendum confermativo diventa valido anche senza una maggioranza minima di votanti. Come nel 2001, quando la Costituzione fu modificata (da centrosinistra e Lega) con l’approvazione del 7% degli elettori. Idee confuse sulla democrazia, appunto.