La settimana politica si apre a Palazzo Madama lunedì 21 luglio alle 11: al Senato riprende la discussione sul disegno di legge costituzionale che riformerà o dovrebbe riformare ciò che teoricamente sarebbe il primo ramo del Parlamento (qualcuno ricorda che il presidente del Senato sostituisce il capo dello Stato in casi d’emergenza?). Dopo una più o meno estesa pausa pranzo, i senatori cominceranno a votare alle 16 sugli oltre 7.800 emendamenti presentati al testo originale. La battaglia sarà lunga e difficile, da qualsiasi parte la si guardi. L’unico reale motivo per accelerare sarà la voglia dei senatori di andarsene in vacanza.

E questo è solo il primo tassello di una complessa partita di riforme necessarie per sbloccare l’Italia da un profonda paralisi nella quale è precipitata da parecchio tempo. Anche i sassi ormai hanno capito che, se non ricominciamo a muoverci, verremo non solo superati ma anche calpestati e schiacciati dal resto del mondo, dove si va di corsa. Per questo probabilmente perfino una pessima riforma, come quella in discussione al Senato, è meglio di nessuna riforma.

Matteo Renzi sa bene che questo percorso è un campo minato, quindi non esita a sfruttare tutta la propria forza carismatica: “Queste riforme sono solo l’inizio di un cambiamento profondo per il Paese” – ha detto il premier durante la visita in Africa – “Fare ostruzionismo sulle riforme è come mettere un sasso sui binari. Ma noi con pazienza togliamo il sasso e facciamo ripartire il treno, perchè quel treno è l’Italia“.