La votazione sul ddl Riforme al Senato va più al rilento del previsto. Solo per votare tre emendamenti (su 8000) ieri c’è voluta un’ora e mezza.

L’ostruzionismo sta bloccando i lavori e il Partito Democratico  attacca il presidente del Senato, Piero Grasso, reo di aver accettato le richieste di Sel e M5S per il voto segreto. Il blocco dei lavori sta allarmando il presidente della Repubblica italiana Giorgio Napolitano che ha denunciato: “paralisi decisionale che porta grave danno al prestigio e alla credibilità dell’istituzione parlamentare su un processo di riforma essenziale”.

Il capogruppo del Pd, Luigi Zanda, è duro nei confronti della seconda carica dello Stato: “Grasso aveva fatto cenno ai poteri di coordinamento della presidenza (sui tempi). Oppure dobbiamo procedere a questi ritmi? Francamente mi sembra ci stia indicando molto sul nostro futuro…”.

Decisione di Grasso che secondo la maggioranza incoraggerebbe Sel, M5s, ex M5s e dissidenti di Fi e Pd a proseguire il loro ostruzionismo.

Per rimediare a questa situazione ci sarebbero due soluzioni sul tavolo, o il suo proseguimento fino alla richiesta del contingentamento dei tempi da parte della maggioranza. O, con una mossa del cavallo da parte del governo, una mediazione su alcune modifiche, ribadita in serata anche da Matteo Renzi che comunque non molla di un millimetro sull’impianto della riforma e avverte: “scherzetti al Senato saranno corretti alla Camera”.

Sel, M5s e dissidenti di Pd e Fi, chiedono intanto al premier Renzi e al ministro Boschi di rinunciare al fatto che il Senato rappresenti le autonomie locali e sia eletto a suffragio diretto ma per Renzi questo è un punto “non negoziabile”. Si iniziano a paventare le urne in caso di fallimento delle riforme.