La marcia del Ddl Boschi prosegue. Il disegno di legge che riguarda le riforme costituzionali ha avuto l’approvazione da parte del Senato. Un voto non scontato, visto che il testo prevede proprio la cancellazione del bicameralismo perfetto così com’è oggi concepito oggi e dei senatori eletti.

Il Senato ha approvato il Ddl Boschi con 180 voti favorevoli, 112 contrari e un astenuto. A questo punto il percorso affinché le riforme costituzionali diventino legge continua alla Camera dei Deputati, dove tra tre mesi è previsto il voto definitivo. Se approvato, il disegno di legge sarà sottoposto a un referendum popolare, che Matteo Renzi ha già indicato come crocevia fondamentale della sua esperienza di governo.

Prima del voto sulle riforme costituzionali, il premier ha parlato in Senato, dichiarando: “In Europa i riferimenti all’Italia erano fatti accomunandola alla Grecia. Abbiamo accettato la sfida nel momento più difficile. E in aula al Senato esordii con una provocazione: voglio essere l’ultimo presidente del Consiglio che chiede la fiducia a quest’Aula. Ma se l’Aula confermerà il voto già espresso in prima lettura nell’agosto 2014, quella provocazione diventerà realtà”.

Matteo Renzi parlando del Ddl sulle riforme costituzionali ha quindi aggiunto che ieri è stato: “Il giorno in cui nessuno credeva che saremmo arrivati. L’idea che dei legislatori non potessero intervenire sul proprio ramo del Parlamento. Generazioni di parlamentari hanno immaginato che si potesse superare il bicameralismo paritario. Dobbiamo riconoscere che il bicameralismo perfetto era il compromesso di allora, non era la prima scelta di nessuno. Questo è il giorno in cui nessuno credeva che saremmo arrivati e ci siamo arrivati perché avete avuto coraggio e fiducia voi”.

Renzi ha poi dichiarato inoltre: “Questa è una giornata storica. La storia si occuperà di questa giornata, voi avete deciso di scrivere la Storia. Il Paese vi deve una gratitudine istituzionale” e in particolare ha tenuto a ringraziare “il ministro Boschi per la straordinaria tenacia e determinazione che ha mostrato”, ma anche l’ex presidente della Repubblica Giorgio Napolitano: “Se non ci fosse stato il suo discorso nell’aprile 2013, non ci sarebbe questa riforma e non sarebbe in piedi questa legislatura”.

Renzi ha inoltre ribadito l’importanza cruciale del referendum confermativo, previsto eventualmente per ottobre, sulle riforme: “Il punto chiave di questa discussione non è la personalizzazione esasperata né di trasformare un referendum in un plebiscito. Il potere che noi esercitiamo, e da cui non ci nascondiamo, ha un senso se viene messo in campo per cambiare l’Italia. Per questo prendo l’impegno: in caso di sconfitta ne trarremo le conseguenze. Ma per questo stesso motivo sarà ancora più bello vedere il giorno dopo la vittoria del referendum le stesse facce gaudenti che osservo adesso in questa Aula”.