Toni accessi alla Camera dei deputati, dove nella scorsa notte è stata sospesa la seduta dedicata alla discussione delle riforme costituzionali.

A causare trambusto nella normale scansione dei lavori è stata l’approvazione dell’Aula della richiesa di una seduta fiume da parte del Pd, che vuole imporre velocemente la chiusura del disegno di legge.

La pratica della seduta fiume impedisce la proposta di modifiche e impone il proseguimento a oltranza fino all’esaurimento di ogni emendamento, cosa che ha scatenato le ire dei membri del Movimento Cinque Stelle, i quali si sono gettati in massa contro le postazioni occupate dal Governo, che avrebbero voluto occupare, ma sono stati fermati dai commessi della Camera schierati in formazioni di difesa.

Scena da battaglia campale, dunque, con al centro un’impassibile ministro Maria Elena Boschi, che ha dato il proprio nome al disegno di legge sulle riforme.

I deputati Cinque Stelle hanno espresso con forza la propria rabbia, accusando il Pd, spalleggiato dal Presidente della Camera Laura Boldrini (definita “serva”), di voler modificare la Costituzione con il favore della notte e non alla luce del sole.

Anche i membri di Sinistra e Libertà hanno espresso il proprio disappunto per la gestione del decreto sulle riforme, lanciando i fascicoli recanti il testo all’indirizzo della Boschi.

Tensione anche tra Nuovo Centro Destra e Lega Nord: la prima ha appoggiato la richiesta del Pd di una seduta fiume e il deputato Sergio Pizzolante, intervenendo a nome del partito, ha parlato delle necessità di evitare “speculazioni di bassa lega”, con evidente riferimento allo schieramento avversario. Inevitabile un nuovo piccolo tafferuglio tra politici e commessi.

La seduta è quindi stata sospesa dalla Boldrini, constata l’ingovernabilità della situazione, ed è ripresa questa mattina.