La stagione di riforme avviata dal governo Renzi prosegue spedita con la trasformazione del Senato in Camera delle Regioni. L’emendamento al ddl Boschi presentato dalla senatrice democratica Anna Finocchiaro è stato infatti approvato venerdì scorso con 169 voti favorevoli, 69 contrari e 3 astensioni.

Il provvedimento modifica l’articolo 2 e introduce l’elezione dei membri del Senato da parte dei consigli regionali in base al voto espresso dai cittadini. Il nuovo Senato sarà una Camera delle Regioni composta da consiglieri regionali e sindaci. I senatori saranno in tutto 100: 74 consiglieri regionali, 21 sindaci e 5 nominati dal Presidente della Repubblica.

I senatori scelti dagli elettori verranno ratificati dai consigli regionali. I componenti del Senato resteranno in carica alla Camera delle Regioni per l’intera durata del loro mandato istituzionale territoriale. Nei giorni scorsi è arrivato il via libera anche alla modifica dell’articolo 1 che assegna più poteri di controllo al Senato, pur negando funzioni legislative. La Camera delle Regioni si occuperà delle politiche UE e curerà i rapporti tra lo stato e gli enti territoriali. La senatrice Anna Finocchiaro, firmataria dell’emendamento, ha sottolineato i vantaggi della riforma del Senato nel corso del suo intervento prima del voto:

L’emendamento garantisce un coinvolgimento pieno dei cittadini nella scelta dei consiglieri regionali che andranno al Senato. La scelta degli elettori sarà sottoposta a una elezione di secondo grado, ma non c’è dubbio che la scelta dei consigli regionali sarà aderente all’indicazione che viene dagli elettori.

Soddisfatto per la modifica dell’articolo 2 è anche Renato Schifani, esponente di Area popolare. Il senatore spiega che finalmente i cittadini avranno più potere sull’elezione dei futuri senatori.

Grillo infuriato: Senato non verrà abolito

Critico invece il Movimento 5 Stelle che da tempo chiede l’abolizione del Senato. In un post apparso sul suo blog, il leader dei pentastellati Beppe Grillo tuona:

Dentro la riforma costituzionale c’è la famosa riforma del Senato. Attenzione, riforma e non abolizione, come vorrebbero far credere.