Riga, la Parigi del Baltico, è stata quest’anno nominata Capitale Europea della Cultura, titolo che condivide con la svedese Ůmea ed in onore del quale sono stati presentati oltre duecento eventi tra mostre, concerti, arte e cultura popolare. Fil rouge del ricchissimo palinsesto la continuità tra passato e presente: per guardare al futuro è infatti importante non dimenticare il sofferto passato del popolo lettone; ricordare e capire costituiscono il punto di partenza per la svolta. Questo il leitmotiv che fa da scenario a tutti gli appuntamenti culturali, una lente dietro la quale osservare gli incontri che dall’inizio dell’anno animano la capitale della Lettonia.

In particolare, quattro i principali appuntamenti che nelle prossime settimane andranno ad arricchire il panorama culturale di Riga: le mostre “Gustavs Klucis. Anatomia di un esperimento ” e ” In Search of Art Future. Voldemārs Matvejs and non-European (African, Pacific, North Asian) Art “; il festival di arte contemporanea “Survival Kit 6 ” che fino al 27 settembre, ispirandosi al tema “Città dell’Utopia”, offrirà uno spaccato sulla reazione degli artisti ai cambiamenti recenti avvenuti dell’Europa dell’Est; ed infine, a novembre, lo “Staro Rīga Light Festival” la più grande rassegna del Nord Europa dedicata al light-design.

Davvero una nomina prestigiosa per Riga, un riconoscimento che dal 2011 viene assegnato ogni anno dal Consiglio dell’Unione Europea, sostenendo due città allo scopo di rappresentare il nostro continente nel mondo. Per l’evento, la Lettonia, entrata nell’euro il 1° gennaio 2014,  lo scorso 12 agosto ha anche emesso la sua prima moneta celebrativa da 2 euro, raffigurante il panorama del centro storico della capitale lettone, dichiarato Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco. In alto, ad arco, vi si può leggere la scritta “EIROAPS KULTURES GALVASPILSETA” (Capitale Europea della Cultura); in basso, il nome della città e l’anno di emissione “RIGA – 2014”, mentre sul bordo esterno 12 stelle a cinque punte rappresentano l’Unione Europea, ad indicare come la cultura sia, per l’UE, un elemento di forza su cui far leva per definire la propria identità e rafforzare le proprie istituzioni.

L’idea di nominare annualmente una città “Capitale Europea della Cultura” fu lanciata dall’attrice Melina Mercouri nel 1985. Da allora si sono susseguite, anno dopo anno, fruttuose manifestazioni, in grado di richiamare sempre più persone verso le mete della cultura. La capofila fu Atene, ma già nel 1986 fu Firenze ad aggiudicarsi il Titolo per l’Italia. Nel 2000 fu poi la volta di Bologna e attualmente siamo in lizza per ospitare l’edizione 2019 (le candidate sono Cagliari, Lecce, Matera, Perugia, Ravenna e Siena). Le città finaliste, partendo dal motto “Uniti nella diversità”, saranno quindi chiamate ad adoperarsi per la cooperazione tra i vari Stati dell’Unione, mostrando l’importanza non solo delle diversità che ci caratterizzano, ma anche e soprattutto degli aspetti culturali che ci accomunano.