Il boss di Cosa nostra Totò Riina ha 86 anni ed è affetto da una duplice neoplasia che gli impedisce di stare seduto esponendolo anche ad una grave cardiopatia. Una condizione di salute che ha spinto la Cassazione ad aprire verso un’eventuale scarcerazione visto che a qualsiasi detenuto va assicurato il diritto di morire dignitosamente. Il problema, adesso, sta nel verificare e motivare “se lo stato di detenzione carceraria possa comportare una sofferenza e un’afflizione di tale intensità” tale da andare oltre “la legittima esecuzione di una pena”. La Cassazione, insomma, ha voluto ribadire che il carcere non può trasformarsi in una tortura di Stato.

Totò Riina è il capo di Cosa nostra

Di fatto non risulta che a Riina non siano state assicurate tutte le cure necessarie in carcere. Perché, uno Stato di diritto come il nostro, deve garantire una vita dignitosa fino alla morte anche a chi, come Riina, è considerato il capo di Cosa nostra con il soprannome “La Belva” per indicare la sua ferocia sanguinaria. E c’è di più: oltre tre anni fa, intercettato in carcere, il detenuto Riina parlava del pm Nino Di Matteo, che avrebbe dovuto fare la stessa fine di altre vittime “eccellenti” della mafia. Un uomo che, come dice il Procuratore di Catanzaro, Nicola Gratteri, è capace di “comandare anche solo con gli occhi”.

Trasferirlo in una comunità protetta o addirittura presso un’abitazione sarebbe una follia. Il rischio – e lo ha ribadito anche la presidente della commissione antimafia Rosy Bindi – sarebbe quello di trasformare la sua casa in un “santuario di mafia”. Sarebbe pericoloso dal punto di vista sociale, sarebbe una sconfitta dello Stato, delle forze dell’ordine che hanno lavorato giorno e notte per arrestarlo e delle vittime di mafia che ancora oggi non hanno avuto né verità né giustizia.

Riina sta male ed ha 86 anni

Se è vero come è vero, che uno Stato di diritto deve trattare tutti allo stesso modo, come mai Riina non può morire in carcere con tutte le cure necessarie? In molti, ad esempio, sui social network si stanno chiedendo: perché le vittime per mano di Cosa nostra non hanno avuto il diritto di morire dignitosamente? Perché la Cassazione, e più in generale le istituzioni italiane che si sono riscoperte “umane” verso Riina, non si sono poste lo stesso problema con Dj Fabo, costretto a fuggire in una clinica in Svizzera per una morte dignitosa?

Due pesi e due misure?