Il boss dei boss, Totò Riina, ordinò direttamente dal carcere che venisse ucciso il pubblico ministero Antonino Di Matteo: “Di Matteo deve morire. E con lui tutti i pm della trattativa, mi stanno facendo impazzire”, avrebbe detto dopo l’ultima udienza del processo riguardante la trattativa fra Stato e mafia.

Il capo dei capi si sentì tradito da uno dei suoi fedelissimi, Francesco Onorato. Quest’ultimo ha spiegato, durante la deposizione nel processo, come Riina sia stato truffato da chi lo ha incoraggiato a uccidere Falcone e Borsellino. E dal carcere di Opera, dove è ancora rinchiuso, si è scagliato contro il pm siciliano Antonino Di Matteo: “Quelli lì devono morire, fosse l’ultima cosa che faccio”, riporta La Repubblica. Parole forti, urlate ad un compagno di carcere. Minacce intercettate da un agente della polizia penitenziaria. E subito è scattato l’allarme a Palermo, dove si è riunito il comitato per l’ordine e la sicurezza presieduto dal prefetto Francesca Cannizzo.

Si è pensato di trasferire Di Matteo in una località segreta, proprio come accadde per Borsellino e Falcone nel 1985. Per il momento nessun provvedimento, ma è comunque in corso anche un’ulteriore indagine sul patto Stato-mafia per fare chiarezza sull’accaduto.