Il nuovo sistema di incentivazione, secondo l’Associazione, rappresenta un rischio per il settore delle energie alternative.

Rinnovabili a rischio perché il meccanismo delle aste potrebbe scoraggiare gli investitori, generare contenziosi e strane strategie. Così l’Associazione produttori di energia da fonti rinnovabili (APER) si esprime in un documento redatto dal Centro studi dell’Aper, per contestare il nuovo sistema di incentivazione introdotto dal D.lgs 28/2011 per il recepimento della Direttiva 2009/Ce.

Secondo Aper, il rischio di insuccesso e mancato recupero dei costi di sviluppo può scoraggiare le imprese da nuove iniziative. Il meccanismo delle aste per gli impianti FER, introdotto dal suddetto decreto legislativo, potrebbe rallentare o addirittura frenare le nuove iniziative rinnovabili e provocare la concentrazione del settore per le ovvie difficoltà di accesso al credito per le iniziative soggette ad asta.

In effetti l’accesso al credito sarebbe difficile a causa dell’impossibilità di dimostrare agli istituti finanziatori l’entità e l’esistenza dell’incentivo. Gli investimenti si concentrerebbero quindi sugli impianti di piccola taglia, che sono esenti dalla partecipazione alle aste, con conseguenze negative per il raggiungimento degli obiettivi europei del 2020.

I progetti che non rientrano nel programma incentivato, secondo l’Aper, potrebbero vendere le autorizzazioni a soggetti disposti ad affrontare il rischio della partecipazione all’asta. Di conseguenza la potenza installata sarebbe minore di quella autorizzata: una prospettiva preoccupante nel caso in cui fossero fissati obiettivi regionali.

Aper delinea due ipotesi

Prima ipotesi: poiché la partecipazione è consentita solo agli impianti autorizzati, i progetti non vincitori non riuscirebbero ad entrare in esercizio e recuperare i costi, perché non usufruiscono di alcun incentivo. Non cambierebbe nulla se i progetti potessero accedere ad un incentivo pari al “livello floor” dell’asta. Infatti, l’incentivo riconosciuto sarebbe diverso da quello richiesto e non consentirebbe di esercitare l’attività di produzione. Gli investitori sarebbero disincentivati e si avrebbe un dislivello tra iniziative autorizzate e realizzate.

Seconda ipotesi: in caso di coinvolgimento delle aste degli impianti non ancora autorizzati, c’è il rischio di giochi strategici da parte degli operatori. Neppure con eventuali meccanismi di garanzia sarebbe certo che i progetti risultati vincitori nell’asta vengano prima autorizzati e poi realizzati.

Secondo Aper, i profili di rischio sono numerosi: l’esistenza di costi di sviluppo non recuperabili, la modifica delle condizioni al contorno e l’applicazione di penali, anche alla luce dei lunghi tempi che intercorrono tra l’autorizzazione alla costruzione dell’impianto, l’acquisizione del diritto all’incentivo e l’effettiva messa in esercizio. Questi rischi avrebbero ripercussioni comunque sul livello delle offerte, con il rischio che il costo complessivo del meccanismo aumenta invece che diminuire.

Aper chiede che “nel definire finalmente i meccanismi delle aste, il Governo dovrà tener conto delle basilari necessità del settore, finanziabilità e tutela della libera impresa, piuttosto che subire il fascino di un modello teorico che, all’atto pratico, già in altri Paesi ha dimostrato di non funzionare”.