La fine della crisi è ancora lontana per il 96% degli italiani che vedono davanti a sé un 2015 buio, contraddistinto dalla recessione. I dati raccolti dal Global consumer confidence di Nielsen parlano chiaro: il 90% degli italiani pensa che nel 2015 sul fronte occupazionale cambierà poco o nulla. Il 62% è convinto che la crisi economica dilagherà per tutto il 2015.

L’indice di fiducia nella ripresa in Italia è stabile a quota 44, ben al di sotto della media europea di 76 punti. In Europa a vedere il futuro più roseo sono i tedeschi, con un indice di fiducia di ben 98 punti, seguiti dai britannici a quota 94.

Mentre gran parte degli italiani non intravede spiragli di luce all’orizzonte, Confindustria sottolinea che timidi segnali di ripresa sono già evidenti e che la ripresa nel 2015 supererà le precedenti previsioni degli analisti. Il Centro studi di Confindustria ha reso infatti noto che il PIL e il tasso di occupazione nel 2015 torneranno a crescere in Italia. Il PIL crescerà del 2,1% nel 2015.

La crescita del prodotto interno lordo proseguirà anche nel 2016, attestandosi a quota 2,5%. A trainare la crescita economica sarà principalmente il crollo del prezzo del petrolio. Tra i fattori più incisivi per la ripresa italiana figureranno inoltre la svalutazione del cambio dell’euro; la crescita del commercio globale, con una posizione sempre più dominante degli USA e ultimo, ma non certo in ordine d’importanza, EXPO 2015, l’esposizione universale che aprirà i battenti a Milano a maggio e che darà certamente nuova linfa all’economia italiana, attirando migliaia di visitatori e nuovi investimenti.

Le imprese potranno poi tornare a respirare grazie ai tassi d’interesse a lungo termine più bassi che permetteranno un risparmio di 3,2 miliardi di euro. Confindustria attribuisce un valore fondamentale per la ripresa alle politiche più flessibili dell’Unione Europea, prima improntate all’austerity, e chiede una politica monetaria ancora più espansiva per sostenere la ripresa.

Per quanto riguarda l’occupazione Confindustria sottolinea che molte imprese hanno rimandato le assunzioni al 2015 a causa dei cambiamenti normativi in atto. Questo spiegherebbe il crollo di 48 mila unità registrato a novembre 2014.

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