Questo il filo conduttore del 13° Congresso Nazionale Domotecnica.

Nel corso dell’incontro è stata, infatti, sottolineata l’importanza della riqualificazione del patrimonio immobiliare italiano e di adeguate politiche energetiche. Il problema si pone con urgenza, perché le abitazioni e gli impianti di riscaldamento e di raffrescamento non godono proprio di buona salute: urge, nel nostro Paese, la riqualificazione degli immobili esistenti, decisamente ad alto livello di obsolescenza.

Inoltre, il grave degrado del patrimonio immobiliare italiano ostacola il raggiungimento degli obiettivi del 20-20-20 indicati dalla Comunità Europea, per cui è necessario individuare politiche incentivanti sul fronte dell’efficienza energetica e di formare professionisti che siano in grado di affrontare e vincere la sfida all’efficienza energetica in Italia.

Peraltro è importante anche agevolare un consumo più corretto dell’energia. In Italia, infatti, il sistema incentivante premia quasi esclusivamente la produzione di energia da fonti rinnovabili ma trascura l’efficienza energetica. Per questo occorrono incentivi più forti e più stabili per questo settore che presenta un forte potenziale anche per l’occupazione.

Dalle considerazioni sul tema, nel corso dell’evento, è emerso che nelle abitazioni degli italiani sono scarsamente diffusi gli impianti ad alta efficienza energetica e/o ad energie rinnovabili. Infatti solo il 13,5% delle famiglie dichiara di aver installato caldaie a condensazione, per il riscaldamento e/o produzione di acqua calda sanitaria. Se poi si considera che negli stabili italiani sono radiatori di tipo tradizionale (termosifoni), è chiaro che è difficile limitare gli sprechi energetici.

Il 5% delle abitazioni, poi, viene riscaldato mediante impianti più efficienti, come quello radiante (pavimento/soffitto/parete) o utilizzando radiatori con valvole termostatiche (4%) che consentono di ridurre gli sprechi impostando la temperatura nei diversi ambienti, ma non abbastanza.

Se si va a monte del problema, ci si trova davanti ad una realtà: gli italiani non sono molto propensi all’adozione delle nuove tecnologie delle energie rinnovabili, anche se, generalmente, preferiscono le biomasse al solare termico o al fotovoltaico.

In sintesi: l’impianto solare termico viene utilizzato solo dal 5,6% degli italiani per il riscaldamento (1,2%) e per la produzione di acqua calda sanitaria (4,4%); il 18,9% utilizza per il riscaldamento impianti a biomasse (legna e pellets) che consentono di ottenere un notevole risparmio energetico ed economico; il 12,2% possiede un caminetto a legna, il 3,5% stufe a legna e il 3,2% a pellets.

Per quanto riguarda l’impianto solare fotovoltaico, solo il 2,5% dichiara di aver installato un impianto fotovoltaico per la per la produzione di energia elettrica e nella maggior parte dei casi si tratta di un impianto con una potenza nominale di 3 kWp.