A lanciare l’allarme è stata l’agenzia per la ricerca scientifica nazionale: entro un secolo, l’Australia sarà devastata dai cambiamenti climatici provocati dal riscaldamento globale. Secondo l’approfondita analisi dei ricercatori del CSIRO e del Bureau of Metereology, le temperature medie nel paese si alzeranno costantemente, fino a 1,3 gradi centigradi in più di quelle attuali nel 2030 e fino a toccare, nel 2090, la soglia dei 5,1 gradi centigradi in più, con effetti irreparabili sull’ecosistema. Nel resto del pianeta ci si aspetta un aumento delle temperature medie compreso tra i 2,6 e i 4,8 gradi centigradi.

Ci sono altissime probabilità che le giornate calde saranno sempre più numerose e torride“, ha dichiarato Kevin Hennessy, a capo della ricerca, “e ci sono possibilità altrettanto elevate che si alzi il livello del mare, che l’acqua degli oceani diventi più acida e che le precipitazioni diventino più rare ma più intense“. Le conseguenze sarebbero tremende, a cominciare da ciò che riguarda la Grande Barriera Corallina, la più estesa al mondo. La maggior quantità di anidride carbonica assorbita dagli oceani porterebbe a un rapido aumento del PH delle acque che, acidificandosi e surriscaldandosi (le temperature saliranno dai 2 ai 4 gradi in più), provocheranno la morte dei coralli e di un numero incalcolabili di specie marine che contribuiscono al fragilissimo equilibrio della Barriera.

Secondo il rapporto, il clima australiano, già cambiato in maniera rilevante dal 1970 in poi, continuerà a modificarsi: le precipitazioni, per esempio, si faranno gradualmente più rare e contemporaneamente più violente. La maggior aridità avrà, come effetto collaterale, l’aumento del numero degli incendi, mentre le tempeste causeranno gravi danni alle coltivazioni. Tutto questo, ovviamente, se non verranno prese misure consistenti per contrastare il riscaldamento globale da parte di tutti i grandi paesi industrializzati. Posizione difficile, quella dell’Australia, dal momento che il suo Primo Ministro, Tony Abbott, nel 2009 definì la teoria del global warming “una scemenza” (in realtà fu più volgare).

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