Il riscaldamento globale non accenna a diminuire e nonostante i molti provvedimenti concreti che tanti Paesi prendono, anche questi primi sei mesi del 2016 hanno fatto registrare temperature da record. Secondo i dati resi noti da Nasa e Noaa (ossia la Natonal oceanographic and atmospheric administration americana, l’agenzia federale degli Stati Uniti che monitora meteo e mari), i primi sei mesi di quest’anno sarebbero stati addirittura i più caldi di sempre.

Se i primi sei mesi dell’anno vengono presi singolarmente poi, si nota che ciascuno di essi ha contribuito a stabilire nuovi record della temperatura, confrontando i dati con quelli dello stesso periodo dell’anno prima. E al Polo Nord le cose non vanno certo meglio perché lo scioglimento dei ghiacci prosegue indisturbato il suo cammino.

A causa del riscaldamento globale le temperature registrare continuano dunque a battere record su record. È il caso di giugno 2016, ad esempio: gli esperti affermano che si sia trattato del mese di giugno più caldo degli ultimi centotrentasette anni e che ha fatto registrare un aumento dello 0,9 per cento di gradi in più. Il quattordicesimo record consecutivo in tema di riscaldamento globale e di alte temperature unito a quello dei primi sei mesi del 2016, che hanno segnato un aumento di 1,05 gradi sopra la media, battendo anche il medesimo periodo dell’anno precedente.

Il motivo delle alte temperature del 2016? In parte la colpa sembra essere stata de El Niño (fenomeno climatico che riscalda le acque dell’Oceano Pacifico) ma anche dell’emissione di anidride carbonica e di gas serra liberati nell’aria, che nonostante gli accordi sul clima sembrano non riuscire ad essere limitati più di tanto a livello globale.

Proprio a proposito di emissioni, in questi ultimi giorni la Commissione Europea avrebbe deciso i target sul taglio delle emissioni che i singoli Paesi dovrebbero attuare. Una proposta che al Ministro dell’Ambiente italiano Gian Luca Galletti non è andata giù. Il Ministro la ritiene iniqua (meno 33 per cento di anidride carbonica entro il 2030). “Sulla riduzione delle emissioni di gas serra l’Italia è sempre pronta a fare la sua parte ma la proposta di distribuzione delle quote della commissione Europea per i settori non Ets e i meccanismi di flessibilità previsti non sono equi e non tengono conto dei grandi passi in avanti fatti nel tempo dal nostro Paese“.