Il riscaldamento globale continua a preoccupare la comunità scientifica. L’ultimo allarme è stato lanciato dalla NASA nei giorni scorsi e riguarda le temperature globali registrate nel mese di febbraio 2016. Secondo gli scienziati dell’agenzia spaziale americana lo scorso mese le temperature hanno superato in modo preoccupante le medie mensili. Le temperature in superficie e quelle oceaniche a febbraio sono state 1,35° C più alte della media mensile, calcolata nel periodo 1951-1980.

Per gli scienziati si tratta dell’ennesima prova dei cambiamenti climatici in atto. Anche a gennaio 2016 le temperature si erano attestate su valori allarmanti, pari a 1,15°C in più rispetto alla media. Secondo gli esperti gli ultimi dati registrati dalla NASA testimoniano l’impatto devastante delle emissioni di gas serra prodotte dalle attività umane. L’aumento delle temperature non accenna a rallentare.

I climatologi sottolineano che il fenomeno climatico noto come El Niño ha avuto una grande influenza sull’aumento delle temperature mensili registrate sull’Oceano Pacifico. Ciononostante nel 1998, quando gli effetti di El Niño furono ancora più marcati, non si registrarono temperature così alte. L’ennesima evidenza che dietro all’incremento delle temperature ci sono i cambiamenti climatici indotti dall’uomo. A dispetto degli sforzi compiuti globalmente per ridurre le emissioni di CO2 le concentrazioni di anidride carbonica nell’atmosfera continuano a crescere. A febbraio del 2016 le concentrazioni hanno raggiunto le 402,59 parti per milione, a fronte delle 280 ppm registrate prima del 1800.

Secondo Stefan Rahmstorf del Potsdam Institute of Climate Impact Research l’umanità si trova a fronteggiare un’emergenza climatica senza precedenti dagli esiti devastanti. Il riscaldamento globale provoca danni incalcolabili all’economia, mettendo a rischio la biodiversità e la salute pubblica. Il prezzo più alto per il riscaldamento globale lo stanno pagando i Paesi in via di sviluppo, incapaci di adattarsi ai cambiamenti climatici. L’ultimo bollettino sulle catastrofi ambientali rilasciato dagli analisti rivela che a febbraio 2016 tre nazioni, Zimbabwe, Vietnam e Fiji, hanno perso il 4% del PIL a causa degli eventi meteo estremi correlati al riscaldamento globale. Si tratta di un danno complessivo pari a 5 volte quello causato dall’uragano Katrina negli Stati Uniti.