Cristina di Spagna, duchessa di Palma di Maiorca, sesta in linea di successione al trono, è anche la prima esponente della famiglia reale a essere processata dal 1975, anno del ripristino della monarchia iberica.

L’ex Infanta (ovvero la figlia di Juan Carlos e sorella dell’attuale regnante Felipe VI) comparirà ufficialmente davanti al tribunale per rispondere alle accuse di riciclaggio e frode fiscale insieme al marito Inaki Urdangarin.

L’inchiesta riguarda i fondi illeciti della Fondazione Noos del consorte, che era stata interrogata la scorsa primavera dal giudice José Castro, il quale ha deciso contro la proposta dell’imposizione di una semplice multa.

La Fondazione si sarebbe appropriata indebitamente di circa 22 milioni di euro, fondi pubblici destinati alla promozione dello sport. Di questi circa 6 milioni sono finiti nelle casse della Aizoon, la società di comodo i cui unici due azionisti sono proprio la sorella di Felipe e il marito, duca di Palma di Maiorca, ex atleta di pallamano a livello olimpionico.

Sono stati dunque inutili i tentativi della difesa e del Ministero del Tesoro spagnolo, che avevano chiesto il proscioglimento di Cristina, così come è stato inutile aver pagato 600mila euro di responsabilità civile. Dopo che nelle prime udienze aveva più volte proclamato di non sapere nulla riguardo ai soldi intascati, utilizzati (così parrebbe) anche per la ristrutturazione della dimora di Barcellona, la sorella del Re, in carica dal 19 giugno di quest’anno dopo l’abdicazione del padre, finirà alla sbarra come tutti i comuni cittadini.

Un segnale forte in una Spagna travolta dalla crisi economica.

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