Si è trattata di una vera e propria rivolta contro il pizzo, quella cui finalmente hanno preso parte 36 imprenditori di Bagheria, in provincia di Palermo, che dopo anni di estorsioni accettate in silenzio hanno deciso di denunciare i boss della zona.

L’operazione portata avanti dai carabinieri del Comando Provinciale di Palermo ha quindi portato all’esecuzione di 22 provvedimenti di custodia cautelare che hanno raggiunto capimafia e gregari coinvolti nel giro di estorsioni (la maggior parte dei quali già in carcere, tra l’altro).

L’indagine è stata conseguenza diretta della lotta portata avanti dalle forze dell’ordine contro i gruppi organizzati da Bernardo Provenzano, per venire a capo della quale è stato fondamentale l’apporto del pentito Sergio Flamia.

Tra le storie più impressionanti raccolte tra gli imprenditori, la cui ribellione ha dato il via agli arresti, c’è quella di un uomo che ha iniziato a pagare il pizzo ben 20 anni fa, quando ancora era in circolazione la lira. Nonostante tutti gli sforzi all’imprenditore è stato impossibile esaudire le richieste sempre più pressanti dei criminali, finendo così sul lastrico dopo aver chiuso l’attività.

La rivolta contro il pizzo dei 36 imprenditori rappresenta un segnale di fondamentale importanza per la battaglia contro Cosa nostra, cui si spera possa esserci un seguito. Chi infatti aveva già provato a ribellarsi ai boss, come per esempio un funzionario comunale, entrato in contrasto con la cosca per la gestione di alcuni lotti, si è ritrovato a lottare da solo: come atto di intimidazione nel 2014 la sua casa era stata bruciata e un collaboratore domestico era stato sequestrato.

Il racket delle estorsioni colpiva ogni tipo di attività, a partire dall’edilizia alle piccole imprese locali come negozi di qualunque genere, centri scommesse e sale giochi. Salvatore Altavilla, comandante del reparto operativo dei carabinieri di Palermo, si è detto soddisfatto per la partecipazione fondamentale dei cittadini alla riuscita dell’impresa: “È la breccia che ha aperto la strada per assestare un nuovo colpo a Cosa nostra, segno che i tempi sono cambiati e che imprenditori e commercianti finalmente si ribellano”.