Il Tribunale di Milano ha trovato colpevole Roberto Formigoni del reato di corruzione, condannandolo alla pena di sei anni e alla confisca di 6,6 milioni di euro, più l’interdizione dai pubblici uffici per sei anni.

La sentenza è arrivata oggi al termine del processo nel quale l’ex governatore della Lombardia era accusato anche di associazione a delinquere, reato per il quale è stato assolto. A Formigoni è richiesto anche il versamento di tre milioni di euro alla Regione, che si è costituita parte civile.

Tra i sequestri che dovranno essere effettuati anche quello del 50% del valore della famosa villa in Sardegna, che sarebbe stata comprata proprio con il denaro frutto dell’atto corruttivo.

Il politico era stato coinvolto in uno scandalo nel 2012, allorché avrebbe garantito favori alla Fondazione Maugeri e l’ospedale San Raffaele con rimborsi indebiti in cambio di 8 milioni di euro, non attraverso scambio di contanti ma in utilità (tra queste viaggi, crociere, cene di lusso e finanziamenti per i meeting di CL a Rimini).

In tutto i due enti avrebbero fatto uscire dalle proprie casse 61 milioni di euro, la Maugeri, e 7, il San Raffaele (di cui si occupa un altro filone del processo): queste cifre sarebbero state versate nei conti e nelle società del faccendiere Pierangelo Daccò e l’ex assessore alla Sanità Antonio Simone.

Denaro che i pm Laura Pedio e Antonio Pastore definirono “rubato ai malati della Regione Lombardia, soldi pubblici che erano destinati a curare malattie, ad accorciare liste di attesa, ad aumentare posti letto, a comprare farmaci. E anche i soldi con cui è stato costruito un ospedale in Cile per i bambini cerebrolesi sono stati rubati ad altri malati

Daccò è stato condannato a 9 anni e due mesi, mentre Simone a 8 anni e 8 mesi. Insieme a loro anche i coimputati Costantino Passerino, ex direttore amministrativo della Maugeri cui sono stati comminati 7 anni e Carlo Farina, imprenditore che ha ricevuto 3 anni e 4 mesi di pena. Sono invece stati assolti Nicola Sanese, Alessandra Massei, Carla Vites, Alberto Perego e Carlo Lucchina, ex direttore generale della Sanità.

Ai tempi Formigoni accolse la notifica delle accuse dichiarandosi estraneo ai fatti e affermando: “La tempistica della Procura è molto efficiente, che cosa non si fa per cercare di coprire lo scandalo Montepaschi della sinistra“.