Il gip di Torino Alessandra Danieli ha preferito non emettere ordinanza di custodia cautelare in carcere (pur convalidando il fermo) per Serif Seferovic, il 20enne rom considerato al momento il maggiore indiziato nel rogo di Centocelle del 10 maggio scorso.

Tra le fiamme morirono tre sorelle di 20, 8 e 4 anni della famiglia Halilovic, arse all’interno del camper in cui vivevano insieme agli altre otto membri del nucleo.

Seferovic, già pregiudicato per altri reati contro il patrimonio, deve rispondere di omicidio plurimo: il giovane è stato fermato il 1 giugno a Torino, nell’ambito di un’operazione che ha visto collaborare le squadre mobili di Roma e del capoluogo piemontese.

Nonostante vi siano gravi indizi che proverebbero il suo coinvolgimento nel lancio della bottiglia incendiaria che ha dato il via al rogo, il 20enne difeso dall’avvocato Gianluca Nicolini ha affermato di essere estraneo ai fatti.

Nella notte dell’incidente si sarebbe infatti trovato con l’intera famiglia in un’altra zona, nei pressi dell’area di parcheggio a Prati Fiscali. Il legale ha suggerito alle autorità di recuperare le immagini delle videocamere a circuito chiuso che registrano quanto avviene nella zona affermando: inoltre vi potrebbe essere anche la testimonianza di alcuni agenti che nelle ore dell’incendio avrebbero pattugliato proprio l’area in cui si trovava la famiglia di Seferovic.

La scelta del gip di non continuare a tenere il ragazzo in cella deriverebbe dall’assenza di gravi indizi di colpevolezza a giustificarne la detenzione.