Cinquantasette rom finti poveri, o presunti tali, finiranno a processo, davanti al Tribunale di Roma, per non essere stati in grado di giustificare il possesso di ingenti somme di denaro. Questi rom finti poveri avrebbero avuto a disposizione somme che vanno da un minimo di venti mila euro ad un massimo di trecentocinquantasette mila euro.

A riportare la notizia è stato il quotidiano di Roma Il Messaggero, che ha raccontato come il giudice per le indagini preliminari, Luciano Imperiali, abbia disposto il rinvio a giudizio di cinquantasette dei cinquantanove indagati iniziali per il reato di intestazione fittizia di beni. I rom finti poveri sono stati accusati inizialmente di aver raggirato il Comune di Roma, spuntando così l’assegnazione gratuita di container. Reato, quest’ultimo, che è poi caduto, visto che non sarebbero stati i rom a raggirare il Comune con carte false quanto piuttosto il Comune a non aver chiesto conto dei loro beni, trasferendoli poi nei campi attrezzati.

Prosciolti dal reato di truffa, i rom finti poveri sono però stati rinviati a giudizio per non essere stati in grado di giustificare cospicue somme di cui sono stati trovati in possesso. Il rinvio a giudizio è stato disposto anche perché qualora i rom finti poveri non si siano macchiati del reato di riciclaggio, avrebbero potuto far da prestanome a qualcun altro, con lo scopo di coprirlo.