La polizia di Roma ha arrestato cinque persone con l’accusa di sfruttamento della prostituzione minorile, falso ideologico, associazione a delinquere e sostituzione di persona: il gruppetto è infatti responsabile di aver costretto una ragazza di 13 anni a prostituirsi e chiedere l’elemosina, nel frattempo segregandola in casa e sottoponendola a ogni genere di torture.

La giovane era stata affidata dai genitori alla nonna e alla zia paterna in seguito al trasferimento negli Stati Uniti: si tratta di una vicenda iniziata fin dal 2014 e solo oggi gli inquirenti hanno messo le manette ai polsi delle tre zie e la nonna, più un anziano ritrovato in macchina con la ragazza.

I fatti sono venuti alla luce solo dopo una seduta con una psicologa incarica dal giudice, la quale ha riscontrato come la vittima fosse costretta a prostituirsi con uomini anziani che per le sue prestazioni le offrivano fino a 70 euro per i loro incontri in un parcheggio alla periferia ovest di Roma.

La ragazza è stata trovata in stato di denutrizione e priva di istruzione, a quanto pare allevata solo e unicamente per contribuire al reddito famigliare: qualora non avesse ubbidito ai parenti, infatti, la vittima e le sue sorelle venivano prese a cinghiate, lasciate nude e bagnate con acqua gelida nel container in cui erano costrette a vivere.

La ragazza è stata presa in cura da una casa famiglia ed è stata impedita qualsiasi visita. Le indagini hanno poi portato all’identificazione di alcuni tra i “frequentatori” della vittima, tutti denunciati. A settembre sono state spiccate le ordinanze di custodia cautelare nei confronti dei quattro famigliari, ma nel frattempo questi erano fuggiti in Romania, dove si erano rifugiati in un villaggio sperduto. Attualmente in corso le richieste di estradizione.