Si continua a indagare sulla gestione dei rifiuti di Roma, in un’indagine che ha già seriamente compromesso la posizione dell’assessora all’ambiente Paola Muraro. È di oggi la notizia che tra gli indagati per abuso d’ufficio è saltato fuori anche il nome di Franco Panzironi, ex amministratore delegato di Ama, già tra i protagonisti del processo di Mafia Capitale.

Sotto lo scrutinio degli inquirenti ci sono le sette consulenze annuali che sono state affidate alla Muraro dalla dirigenza della municipalizzata dei rifiuti. Si tratterebbe di consulenze della durata di circa un anno che iniziano dal 2009 e che progressivamente sono sempre aumentate in quanto a retribuzione, fino a raggiungere un ammontare complessivo di 500mila euro.

Le indagini però si concentrano anche su tutti gli incarichi supplementari affidati alla Muraro, tutti naturalmente retribuiti, tra cui anche il coordinamento dei lavori per la bonifica dell’impianto di Ponte Malnome in seguito alla fuoriuscita di rifiuti causata dalle precipitazioni insistenti del febbraio 2014.

A interessare la procura è anche il ruolo che la Muraro avrebbe ricoperto in Ama, ovvero se questa potesse essere considerata a tutti gli effetti una dirigente nonostante fosse impiegata ufficialmente come semplice consulente: un’eventualità che deriverebbe dal rapporto speciale che univa l’attuale assessora all’ex direttore generale Fiscon, anch’egli imputato nel processo di Mafia Capitale.

Nel frattempo la Muraro ha deciso di querelare Matteo Renzi per “gli indebiti accostamenti fatti con l’inchiesta su Mafia capitale”. Il premier infatti in un’intervista aveva affermato che “la svolta della Raggi è stata dare la gestione dei rifiuti a Mafia Capitale”. Il legale dell’assessora ha infatti precisato che la sua assistita “si è posta da tempo a disposizione degli inquirenti, ma speculare sulla sua vita privata o rappresentare fatti non veri è solo indice, a nostro parere, di una azione diffamatoria”.

Al tempo stesso si assiste allo scontro tra il Pd e la sindaca Virginia Raggi, che ha risposto alle accuse in un messaggio su Facebook in cui esclamava: “Affari con Mafia capitale? Mica siamo il Pd”. Inevitabile la querela, questa volta in senso opposto alla prima.