È uno scenario desolante, quello descritto da Raffaele Cantone, presidente dell’Autorità anticorruzione, nel suo report riguardante la gestione degli appalti a Roma tra il 2012 e il 2014.

Il giudizio di Cantone e pesantissimo e non salva né la giunta Alemanno né quella di Marino, entrambe ree di aver lasciato proseguire quella che nei documenti viene definita come “la sistematica e diffusa violazione delle norme e il ricorso generalizzato e indiscriminato a procedure prive di evidenza pubblica, con il conseguente incremento di possibili fenomeni distorsivi che agevolano il radicarsi di prassi corruttive”.

A essere interessati sono diversi ambiti della cosa pubblica, dai servizi sociali agli affitti delle case, dalla manutenzione delle strade all’acquisto di nuovi software, terminando con la tutela del verde pubblico.

Quasi tutti i dipartimenti di Roma Capitale sembrano aver bandito qualsiasi regola attinente la buona amministrazione; nonostante l’invio di numerosi dossier a difesa delle azioni svolte, susseguente un primo rapporto risalente a settembre del 2015, il responso finale di Cantone è quello di una “gestione delle attività contrattuali di Roma Capitale, nei suoi molteplici aspetti e modalità, non conforme ai principi di buon andamento e di imparzialità dell’amministrazione sanciti dall’articolo 97 della Costituzione“.

Sistematica dunque la violazione delle norme, ma sistematico anche il controllo operato da Cantone, che ha esaminato più di 1800 procedure di assegnazione di appalti, quindi il 10% del totale: un’analisi che ha portato a scoperchiare il costante ricorso alla procedura negoziata e non pubblica senza motivazioni plausibili o stretta necessità, il ricorso agli stessi soggetti con tanto di proroghe, violando quindi il principio di rotazione, e con un improprio uso del frazionamento degli appalti.

Modalità della gestione degli appalti i cui effetti sono sotto gli occhi di tutti i cittadini, si legge nel documento: “Si riscontrano ricadute negative sulla qualità delle prestazioni e sull’incremento dei costi, nonché sulla lesione della concorrenza, come effetto della sottrazione alle regole di competitività del mercato di una cospicua quota di appalti, affidati per la maggior parte senza gara“.

Come se non bastasse è saltata fuori anche l’impossibilità di qualsiasi dialogo tra i diversi dipartimenti del Comune di Roma, dotati di sistemi informativi differenti e dunque non compatibili e non controllabili dal Segretariato generale. Non sorprende dunque neanche l’esplosione delle cooperative cui sono stati affidati in modo diretto gli appalti riguardanti il sociale, come ha confermato anche l’indagine di Mafia Capitale.

Tra i prossimi obiettivi dell’Anac c’è la gestione dei canili, nonché quella della macellazione e conservazione delle carni a freddo, per poi tornare ancora una volta alla manutenzione delle strade.