Secondo un’indagine realizzata dall’Eures, che ha basato gli esiti su dati provenienti dal Ministero dell’Interno, Roma è la capitale della corruzione e tra il 2009 e il 2014 i reati sarebbero aumentati del 422 per cento all’interno della città (quelli denunciati e scoperti sono invece passati da 9 a 47). Dati davvero impressionati, cui si affiancano quelli sulla situazione in generale nella Regione Lazio (in cui i reati sono aumentati complessivamente del 281 per cento).

Decisivo soprattutto l’ultimo anno per Roma, in cui i reati di corruzione hanno fatto registrare un incremento del 262 per cento, il Lazio del 205 per cento e l’Italia nel suo complesso ha visto un aumento del 181 per cento. Ad essere aumentati, a Roma e nel Lazio, non sono soltanto i reati di corruzione ma anche tutti quelli che riguardano la pubblica amministrazione e le funzioni pubbliche, svelando così un tessuto fatto di corruzione ben radicata e prassi al di fuori della legalità. Ma non solo pubblici funzionari: nel sistema sarebbero coinvolti anche amministratori pubblici, cittadini e imprenditori poco corretti.

Basta pensare che a Roma e nel Lazio il reato più diffuso, dopo quello della corruzione, è l’abuso d’ufficio, cui seguono il peculato, l’omissione o il rifiuto di atti d’ufficio e la concussione. Tutti reati le cui percentuali superano abbondantemente quelle della media nazionale.

Resta comunque la corruzione il reato più frequente e quello per cui le persone vengono maggiormente denunciate o arrestate. A seguire il Lazio, in questa classifica, sono la Lombardia, la Campania, la Sicilia e la Calabria. Per quanto riguarda invece la concussione, al Lazio seguono Calabria, Puglia, Sicilia e Campania. Infine, per i reati contro la Pubblica Amministrazione il primo posto in classifica viene raggiunto dalla Campania, cui fanno seguito Sicilia e Lazio.