Ci sarebbe un indagato nelle indagini sulla morte di Sara Bosco, la 16enne trovata senza vita l’8 giugno in un padiglione dell’ex ospedale Forlanini di Roma.

Inizialmente si riteneva che il decesso potesse essere stata una tragica fatalità, oppure un suicidio, ma ora la Procura di Roma ha modificato il reato formulato nel corso dell’inchiesta.

Quello prospettato è infatti un omicidio volontario con dolo eventuale e spaccio di stupefacenti. A sostenerlo è il pm Antonino Di Maio, secondo il quale la ragazza sarebbe morta a causa dell’assunzione di qualche tipo di droga, in un quantitativo che le sarebbe stato fatale. Principale sospettato nell’inchiesta è dunque il pusher che avrebbe dato a Sara la dose risultata fatale.

Si ricorderà che la 16enne era da poco scappata dalla comunità di recupero nella quale stava provando a disintossicarsi: la giovane era tornata a Roma proprio per ricongiungersi alla madre, con la quale era solita frequentare il Forlanini.

È proprio il racconto di quest’ultima a non convincere gli inquirenti, che ritengono di aver trovato molte incongruenze, tanto da far dubitare seriamente dell’ipotesi di un suicidio, inizialmente avallata da alcuni messaggi in cui Sara aveva dichiarato di volersi togliere la vita.

La struttura nel frattempo è stata sgomberata dalla polizia. Sono 24 le persone denunciate per occupazione abusiva, di cui sei italiani e una donna incinta.

Un ragazzo di origine marocchina è stato arrestato per spaccio. Il locale è stato riconsegnato ai funzionari della Regione Lazio che dovranno disporne la riqualificazione.