Tragica vicenda quella avvenuta presso l’ospedale San Camillo di Roma, che ora sta provocando violente polemiche: un uomo anziano, malato di cancro e ormai in fase terminale, è stato infatti costretto ad attendere 56 ore nel pronto soccorso della struttura prima di spirare in un corridoio.

Il figlio di Marcello Cairoli è il giornalista Patrizio Cairoli di Askanews, che dopo qualche giorno dell’evento luttuoso ha deciso di scrivere una lettera a Beatrice Lorenzin, ministro della Salute, per denunciare l’accaduto.

Si parla di una morte avvenuta senza dignità e rispetto per l’esistenza umana, con un figlio costretto a improvvisare un paravento con dello scotch e un maglioncino pur di proteggere la privacy degli ultimi istanti di vita del genitore.

Nella missiva si legge che la famiglia ha “chiesto una stanza in reparto o in terapia intensiva, un posto più riparato. Ma non abbiamo ottenuto nulla. Allora sarebbe bastata una tenda, tra un letto e l’altro. Invece abbiamo dovuto insistere per ottenere un paravento, non di più, perché gli altri ‘servono per garantire la privacy durante le visite’; una persona che sta morendo, invece, non ne ha diritto: ci hanno detto che eravamo persino fortunati.”

Il giornalista descrive il decorso della malattia dalla sua diagnosi fino al decesso del padre, con parole che lasciano trasparire l’indignazione per il trattamento ricevuto anche in fase di cure: “Metà del tempo lo ha trascorso ad aspettare l’inizio della radioterapia, l’altro ad attendere miglioramenti che non sono mai arrivati. Nonostante la malattia, ci avevano prospettato anni di vita da trascorrere in modo dignitoso. […] Nessuno ci ha aiutati a comprendere, nessuno ci ha detto quello che avremmo dovuto fare: rivolgerci a una struttura per malati terminali e garantire, con la terapia del dolore, una morte dignitosa a mio padre”.

Il direttore del San Camillo di Roma, Luca Casertano ha voluto chiedere scusa alla famiglia per l’errore compiuto dai suoi dipendenti: “Ci sono percorsi differenti per i malati terminali che dovrebbero essere accompagnati nella fine dell’esistenza o da un servizio di assistenza domiciliare oncologica o negli hospice. Qualcuno ha dato indicazioni sbagliate alla famiglia”. A maggio di quest’anno la struttura aveva visto la morte di un paziente a causa di un incendio scatenatosi in circostanze misteriose.

Il ministro dal canto suo, dopo aver confessato di essere rimasta molto colpita dal resoconto, ha annunciato l’apertura di un’indagine, mentre il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti ha chiesto al direttore generale della struttura una relazione dettagliata sull’accaduto.