Tanta ironia e un po’ di amarezza. Così i social network hanno commentato, questa mattina, l’addio di Rossana Rossanda a Il manifesto, il quotidiano che ha contribuito a fondare 43 anni fa. Una rottura polemica, annunciata e spiegata in una lettera pubblicata sul sito di Micromega, in cui accusa la direzione del suo giornale di “indisponibilità al dialogo”. E  ripresa con grande enfasi da giornali e web. Twitter compreso, ça va sans dire.

“Di ‘politica’ diranno altri, io ho solo ricordi e sentimenti. Mi spiace Rossana” twitta il collega del Corriere della Sera, Gianni Riotta. “È già successo in passato ma stavolta temo sia per sempre”, è invece il commento di Stefano Menichini, direttore di Europa. Moltissimi quelli che riprendono la notizia, chiedendosi se “chi dirige il giornale ha perso il bandolo della matassa”. Ma sono ancora di più quelli che ci ci scherzano su. C’è chi racconta di non essere riuscito a fare colazione “pensando a questo dramma” e chi dice “non ci dormo la notte”. Qualcuno si spinge più in là, consigliando alla Rossanda di “mandare il curriculum all’Ilva”. Qualcuno si sofferma sulla non giovanissima età della giornalista, classe 1924: c’è chi chiede “largo ai pronipoti”, chi si stupisce (con un po’ di cattiveria) che fosse ancora viva, chi parla di anomalia temporale. Qualcuno chiede “una lunga riflessione silenziosa” dopo “40 anni di errori animati da nobilissimi sentimenti”. E se c’è chi se la prende con la casta dei giornalisti, accusata di essere troppo “autoreferenziale”, c’è anche chi coglie l’occasione per riflettere sulla crisi del giornalismo italiano.

L’addio di Rossana Rossanda segue quello di altri collaboratori della testata, come Vauro, Marco D’Eramo e Joseph Halevi. Di certo il suo è il più eclatante. A partire da oggi, però, i lettori della giornalista potranno continuare a leggere i suoi interventi sul sito della campagna Sbilanciamoci.

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