La lotta contro l’andrangheta nascondeva forse, per Rosy Canale, fini molto meno etici: l’imprenditrice che più volte si era scagliata contro la mafia calabrese, fondatrice del “Movimento delle donne di San Luca”, associazione che aveva tra le sue finalità quella di lavorare per i bambini del paese, in realtà utilizzava i fondi raccolti senza scopo di lucro per acquisti personali.

Borse, gioielli, alberghi di lusso, viaggi: la reggiana Rosy Canale non si faceva mancare proprio nulla e questa mattina è stata arrestata per ordine del Procuratore aggiunto Nicola Gratteri dopo un’inchiesta condotta dai carabinieri e soprannominata “Inganno”. La Distrettuale antimafia ha infatti scoperto che i soldi del Ministero della Gioventù, del Consiglio Regionale, della Prefettura e della Fondazione “Enel Cuore”, da utilizzare per la gestione di un bene confiscato alla famiglia Pelle sono stati invece usati a “fini personali”, motivo per il quale la ludoteca per i bambini di San Luca, inaugurata nel 2009, in realtà non è mai entrata in funzione.

Su Twitter tanti utenti, alcuni increduli, altri indignati, commentano la notizia: