Polemica internazionale al Salone del Libro di Torino. Sta infatti facendo molto discutere la decisione da parte del consiglio di amministrazione di escludere l’Arabia Saudita come paese ospite della prossima edizione. Alla letteratura araba sarà comunque dedicato un focus, ma ciò non è bastato per evitare le polemiche.

La decisione da parte dei vertici del Salone del Libro di Torino è arrivata dopo la condanna a morte in Arabia Saudita del ventenne Mohammed al-Nimr, arrestato mentre aveva preso parte a una manifestazione nella provincia di Qatif.

Non ha accettato di buon grado la scelta del Salone del Libro l’ambasciatore dell’Arabia Saudita Rayed Khalid A. Krimly, che in una lettera chiede di “approfondire la conoscenza dei casi particolari” a “chi mostra interesse per i diritti umani”. L’ambasciatore ritiene inoltre “spiacevole e sorprendente che tali relazioni in forte sviluppo siano oggetto di attacco da parte di alcuni individui male informati”.

Rayed Khalid A. Krimly si riferisce alla sentenza “contro il cittadino Al Nimr, dichiarato colpevole di 14 reati” tra le quali vi sarebbero “molteplici aggressioni armate contro mezzi della polizia, contro personale e stazioni di polizia con armi e bombe molotov, creazione di cellule terroristiche armate, protezione e assistenza offerta a terroristi ricercati”.

L’ambasciatore rivolge quindi un invito: “Amici miei, l’epoca dell’imperialismo europeo si è da tempo conclusa. Non confondete il dialogo, che implica necessariamente l’esistenza di differenze, con il monologo. Le nostre leggi, le nostre istituzioni politiche e giudiziarie non sono concepite per soddisfare i più recenti capricci degli altri. A voi possono non piacere alcuni aspetti dei nostri valori o della nostra cultura o delle nostre leggi, ma questi appartengono a noi e non a voi. Peraltro, anche noi potremmo non gradire alcuni aspetti della cultura, della politica o del sistema giuridico italiano, ma non ci troverete ad impartirvi lezioni su come condurre i vostri propri affari”.

I deputati del Pd Francesca Bonomo, Michele Anzaldi ed Ernesto Magorno appoggiano invece la decisione presa dal cda del Salone: “Il Salone del Libro di Torino ha fatto bene a dire no alla scelta dell’Arabia Saudita come paese ospite. Sorprende che l’ambasciatore saudita dica all’Italia di non interferire, è il suo Paese che non deve interferire con le scelte di una istituzione culturale di carattere internazionale. A maggior ragione dopo la condanna a morte per decapitazione, crocifissione e putrefazione del giovane Mohammad Al Nimr, sarebbe stato incomprensibile riservare all’Arabia Saudita lo spazio d’onore a Torino. Lo scambio culturale non può diventare l’avallo di pratiche inaccettabili e barbare”.