Salvare Alitalia è costato ai cittadini italiani la bellezza di 7,4 miliardi di euro. La cifra è stata valutata dall’ufficio studio di Mediobanca che per calcolarla si è basata sul totale degli oneri per il Paese analizzando i bilanci della gestione pubblica che si è avuta fino all’anno 2007, cui poi sono stati aggiunti i dati della liquidazione fatta dal Commissario e gli aiuti  indiretti che sono stati garantiti dallo Stato.

Salvare Alitalia, e consegnarla poi alla partnership con l’araba Eithad, sarebbe dunque costato davvero parecchio ai contribuenti italiani. Alitalia sarebbe iniziata a costare in modo eccessivo proprio tra gli anni 2007 e 2014, quando la compagnia di bandiera italiana ha iniziato ad essere gestita dall’amministrazione controllata e in contemporanea il governo Berlusconi ha rifiutato di venderla ai francesi (vi fu una proposta da parte di Air France). Proprio nel corso di questi sette anni, Alitalia sarebbe costata al nostro paese circa 4,1 miliardi di euro.

Di questa cifra sborsata dalle casse dello Stato per salvare Alitalia; un miliardo sarebbe stato sprecato per rinunciare ad un prestito ponte, un altro miliardo sarebbe invece stato il patrimonio negativo in capo al Commissario (differenza tra i soldi incassati e i debiti da rimborsare); 660 milioni sarebbero stati invece la cifra per finanziare la cassa integrazione dei lavoratori del gruppo mentre 1,2 miliardi di euro la somma spesa per garantire il reintegro all’80 per cento degli stipendi dei lavoratori rimasti a terra.

A questa cifra si aggiungerebbero anche i 75 milioni di euro che avrebbero versato Poste Italiane per salvare Alitalia e farla approdare verso l’accordo con Eithad. Non dimenticando che Poste Italiane è al 100 per cento controllata dallo Stato italiano.