L’11 ottobre si celebra San Firmino, che, meglio precisarlo subito, nulla ha a che vedere con quello di Pamplona, del 25 settembre; questo è infatti il Firmino vescovo di Uzes (VI secolo, Francia), discepolo di san Cesario di Arles del quale sottoscrisse la Regula Sanctarum Virginum (La Regola delle Sante Vergini) che stabiliva i precetti della vita isolata e casta (ma anche emancipata) delle monache.

In questa data, nelle scuole superiori del Nord d’Italia, prendendo spunto dal nome del santo, si celebra, in modo spesso goliardico, la giornata di San Firmino: usanza vuole in questo giorno tutti i “primini” (le matricole) vengano “firmati” dagli studenti più grandi che si aggirano per le aule armati di pennarelli indelebili, in una vera e propria caccia agli impauriti studenti del primo anno.

San Firmino origini: la nascita della Goliardia

E’ questa un’usanza antica, la cui origine storica risale al XII secolo ed è verosimilmente identificabile con la nascita della Goliardia, il tradizionale spirito che anima le comunità studentesche, in cui alla necessità dello studio si accompagnano il gusto della trasgressione, la ricerca dell’ironia, il piacere della compagnia e dell’avventura. I primi goliardi erano intellettuali vagabondi esclusi dalle università medioevali, studenti in condizioni economiche disagiate, che vivevano di espedienti, spesso inventandosi il mestiere di giocolieri e dediti al vagabondaggio intellettuale, seguendo gli spostamenti del loro maestro preferito. L’esperienza di luoghi e genti diverse ne fece quasi naturalmente degli spiriti liberi e la loro giovinezza li spinse a ricercare i piaceri ad essa associati. La critica distruttiva, l’incapacità di istituzionalizzarsi nelle università e il loro amore per una vita dedita ai piaceri li confinò però presto ai margini del movimento intellettuale, ma ciò non impedì loro di tramandare una forte eredità di idee, che rivivranno negli intellettuali di Umanesimo e Rinascimento, e poi nei secoli a venire.

San Firmino e le Università

La crescita economica che seguì all’Unità d’Italia portò le università ad aumentare in maniera progressiva il numero di iscritti, così durante l’800 la vita goliardica uscì dai caffè letterari e si riversò nelle piazze e nei teatri, dove gli studenti amavano imperversare con manifestazioni quali le Feriae Matricolarum, i carnevali goliardici, le operette e la distribuzione di giornali satirici. Fino all’avvento del fascismo queste manifestazioni, prendendosi costantemente gioco dell’ordine costituito e delle costrizioni sociali e religiose del tempo, consentirono agli studenti di inserirsi per la prima volta con prepotenza nel dibattito sociale contemporaneo, spingendo con forza verso un ammodernamento dei costumi. E’ proprio a cavallo tra XIX e XX secolo, che si afferma quindi il costume del fare la matricola e dei papiri. Gli studenti con più bolli, ossia quelli con più anni di università alle spalle, andavano a caccia dei nuovi iscritti (le matricole) per prendersi gioco di loro, riscuotere un piccolo obolo o più semplicemente farsi pagare da bere. Una volta “pelata”, alla matricola veniva rilasciata una pergamena (papiro) a testimonianza dell’avvenuto pagamento, cosicché altri studenti anziani non potessero pretendere ulteriori pagamenti. Con il boom economico degli anni cinquanta e sessanta, lo spirito goliardico all’interno delle università italiane raggiunse quindi il suo apice. Di anno in anno il numero degli iscritti agli atenei italiani crebbe esponenzialmente e, ricalcando l’esempio delle accademie rinascimentali, gli studenti cominciarono a riunirsi in gruppi dai nomi e dai simboli stravaganti, spesso in riferimento ai luoghi di origine o alle facoltà di appartenenza. Ciascun gruppo promuoveva iniziative e agiva anche come una sorta di “protettorato” nei confronti delle nuove e spaesate matricole, costantemente bersagliate dal quel fenomeno dilagante e incontrollato passato sotto il nome di “papiro selvaggio”. Successivamente, al termine della Seconda Guerra Mondiale, ogni città universitaria dette vita ad un proprio “Ordine sovrano”, chiamato a regolamentare le vessazioni ai danni delle matricole, nonché l’attività goliardica dei vari gruppi cittadini. Con l’avvento del Sessantotto, infine, fra gli studenti universitari l’impegno politico prese il sopravvento su qualsiasi altro tipo di attività e la prima a farne le spese fu l’attività goliardica, giudicata troppo scanzonata, che subì così un lento declino fino alla quasi totale scomparsa.

San firmino tra Goliardia e bullismo

Nella storia passata, dal medioevo fin al post sessantotto l’azione goliardica si è richiamata o all’irriverenza nei confronti delle istituzioni o alla libera speculazione intellettuale. Il gioco, la burla, lo scherzo hanno rappresentato e rappresentano gli strumenti del goliarda e il modo per cementare il rapporto all’interno del gruppo. Gruppo nel quale spesso le matricole venivano protette e difese dagli anziani, dall’usanza di chiedere soldi o farsi pagare da bere. Purtroppo accanto alla sana goliardia, assistiamo oggi alla comparsa del fenomeno del nonnismo: nato in ambiente militare, e quasi completamente smantellato nelle caserme, questo si è insinuato in sempre più istituti scolastici, dando vita a procedure di iniziazione umilianti e degradanti nei confronti delle matricole. Al momento non è possibile quantificare il fenomeno, dal quale i goliardi, prendono però fermamente le distanze. Compito non facile sarà quello di trovare le strategie per isolare e disinnescare queste sacche di violenza che rischiano di gettare un’ombra sinistra su una tradizione secolare che merita la massima attenzione e rispetto.

Goliardia è ironia, piacere della compagnia e dell’avventura, è cultura, conoscenza, un modo intelligente di affrontare la vita. Solo chi conosce profondamente la realtà, può permettersi di scherzarne. Il goliardico ama la vita, e ama viverla fortemente. Da questa voglia che anima i giovani segue tutto il resto: il desiderio di gioire nella fugace giovinezza, la capacità di mettersi in gioco, la libertà di espressione e di divertimento, finanche Bacco Tabacco e Venere, le tre divinità goliardiche per eccellenza. Il goliarda deve quindi necessariamente essere intelligente: la violenza, il nonnismo e il bullismo altro non sono che idiozia! L’11 ottobre, San Firmino, è il giorno in cui rivivono le antiche tradizione goliardiche, dimostriamo che gli studenti sanno ancora affrontare la vita con forza, raziocinio e condirla con sarcasmo e una risata. Facciamo in modo che questo giorno non si trasformi nell’occasione di perseguitare i neo-ammessi facendo subire loro le angherie degli studenti più grandi, organizzati in bande e protetti dall’impunità garantita loro nel nome della tradizione! Ricordatevi che la violenza è idiozia, non Goliarda!

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