Oggi, 22 ottobre, nell’anniversario dell’inizio del suo pontificato, si celebra la memoria liturgica del nuovo beato Giovanni Paolo II, proclamato santo da Papa Francesco lo scorso 27 aprile. Chi ha qualche anno di più lo ricorderà certamente affacciato al balcone di San Pietro, sconosciuto cardinale di Cracovia, rivolgere con voce impostata e in un italiano un po’ acerbo il primo saluto ai fedeli romani, quando dopo la sua elezione a sommo pontefice, il 22 aprile 1978 gridò al mondo: «Non abbiate paura! Aprite, anzi, spalancate le porte a Cristo!»

Quello di Giovanni Paolo II è infatti stato un pontificato lunghissimo, intenso e soprattutto missionario. Tantissimi i viaggi da lui intrapresi per incontrare i cristiani di tutto il mondo e sostenerli con la vicinanza nella carità. Aperto al dialogo con tutti, in particolare con le altre religioni, i cui rappresentanti ha incontrato ad Assisi, nel 1986, per pregare insieme per la pace nel mondo. Attento ai giovani, che ricambiavano le sue attenzioni accompagnandolo e sostenendolo con il loro entusiasmo, specialmente nell’ultima fase della sua vita, debilitato dall’età e dalla malattia. Deciso e risoluto, come quando nella Valle dei Templi di Agrigento, rivolgendosi ai mafiosi con inattesa durezza, ha invocato su di loro l’ira di Dio, se non si fossero convertiti. Autorevole e decisivo sullo scacchiere mondiale, tanto che gli viene riconosciuto un ruolo importante nella caduta del regime comunista in Polonia, sua patria, e poi nel resto dell’area sovietica.Questo e molto altro ancora è stato Giovanni Paolo II, 264º vescovo di Roma e papa della Chiesa cattolica.

Eletto il 16 ottobre 1978, Karol Józef Wojtyła nasce a Wadowice, in Polonia, il 18 maggio 1920. Ultimo di tre figli, vive un’infanzia tranquilla. A nove anni riceve la Prima Comunione e a diciotto il sacramento della Cresima. Quindi, terminati gli studi nella scuola superiore Marcin Wadowita di Wadowice, si iscrive all’Università Jagellónica di Cracovia nel 1938. L’anno seguente la Polonia è occupata dalle truppe del Terzo Reich. E’ la fine della libertà e di ogni attività culturale. Le università chiudono i battenti e Wojtyla deve mettere da parte i libri e cercarsi un lavoro, che trova prima in una cava e poi nella fabbrica chimica Solvay. Così si guadagna da vivere ed evita la deportazione in Germania. Continua nella clandestinità a coltivare interessi culturali, come la passione per il teatro. Intraprende intanto lo studio delle lingue, ma un’altra vocazione nel frattempo fa breccia nel suo cuore, la vocazione sacerdotale, cui dà seguito iscrivendosi nel 1942 ai corsi di formazione del seminario maggiore clandestino di Cracovia. Vocazione che nasce da un incidente occorsogli nel febbraio 1944, quando, rincasando dal lavoro, è investito da camion tedesco. E’ vivo per miracolo, il tremendo impatto gli procura un trauma cranico acuto, escoriazioni varie ed una profonda ferita alla spalla. Wojtyla vedrà nella sua buona sorte un segno della chiamata del Signore. Sfuggito alla deportazione, dopo la guerra, continuerà quindi gli studi nel seminario maggiore di Cracovia, nuovamente aperto, e nella Facoltà di Teologia dell’Università Jagellónica, fino alla sua ordinazione sacerdotale il 1 novembre 1946. Giovane prete dalle eccellenti promesse, è mandato a Roma a coronare con la laurea un profittevole corso di studi. Due anni dopo, nel 1948, consegue il dottorato in teologia discutendo una tesi sulla dottrina della fede in san Giovanni della Croce. In quel periodo, durante le sue vacanze, esercita il ministero pastorale tra gli emigranti polacchi in Francia, Belgio e Olanda, mentre, ritornato in patria, alterna l’attività pastorale in alcune parrocchie all’assistenza spirituale agli universitari. Nel 1951 riprende gli studi all’Università cattolica di Lublino, dove si laurea nuovamente con una tesi sulla possibilità di fondare un’etica cristiana a partire dal sistema etico del filosofo Max Scheler. Dopodiché, si dedica all’insegnamento della teologia morale e dell’etica nel seminario di Cracovia e nella facoltà di teologia di Lublino. Il 4 luglio 1958, Papa Pio XII lo nomina Vescovo Ausiliare di Cracovia, quindi Paolo VI, nel 1964, lo fa arcivescovo della stessa città, creandolo, tre anni dopo, cardinale, il 26 giugno 1967. Nel frattempo Wojtyla partecipa al concilio Vaticano II (1962-65) dando un contributo importante nell’elaborazione delle costituzioni Gaudium et spes e Dignitatis humanae. A Cracovia si trova invece a fare i conti con il duro regime comunista, cui si contrappone con fierezza e coraggio, fino a sfidarne i burocrati pubblicando a puntate nel giornale diocesano libri colpiti dalla censura, come Ipotesi su Gesù di Vittorio Messori e Lettera a un bambino mai nato di Oriana Fallaci. Dopo la morte di Paolo VI, nell’agosto 1978, partecipa al conclave, che elegge a succedergli Albino Luciani, patriarca di Venezia, che prende il nome di Giovanni Paolo I. Trentatré giorni dopo la Cappella Sistina accoglie i cardinali per un nuovo conclave. Luciani è prematuramente scomparso, stroncato da un infarto nel cuor della notte. Il 16 ottobre è fumata bianca. I cardinali hanno eletto il giovane (ha solo cinquantotto anni) arcivescovo di Varsavia, cardinale Karol Wojtyla. Con il nome di Giovanni Paolo II, egli inizia il 22 ottobre successivo il suo pontificato, destinato a essere uno dei più lunghi della storia della chiesa (per l’esattezza, il terzo, dopo quello di Pio IX e quello tradizionalmente attribuito a Pietro apostolo).

Egli è il primo papa slavo e il primo papa non italiano dai tempi di Adriano VI. I suoi saranno 27 lunghi anni di pontificato, in cui non mancheranno sorprese e preoccupazioni, come quando lo si vedeva sciare sui monti del Terminillo, della Marmolada e dell’Adamello, o quando, il 13 maggio 1981, nell’anniversario della prima apparizione della Madonna di Fatima, viene gravemente ferito da un colpo di pistola esploso dal turco Alì Agca.

Dialogo interreligioso ed ecumenico, difesa della pace e della dignità dell’uomo sono impegni quotidiani del suo ministero apostolico e pastorale. Dai suoi numerosi viaggi nei cinque continenti emerge la sua passione per il Vangelo e per la libertà dei popoli. Ovunque messaggi, liturgie imponenti, gesti indimenticabili: dall’incontro di Assisi con i leader religiosi di tutto il mondo alle preghiere al Muro del pianto di Gerusalemme. Così Karol Wojtyla ha traghettato l’umanità nel terzo millennio.

Muore a Roma, nel suo alloggio nella Città del Vaticano, alle ore 21.37 di sabato 2 aprile 2005. I solenni funerali in Piazza San Pietro e la sepoltura nelle Grotte Vaticane seguono l’8 aprile. La beatificazione avviene il 1° maggio 2011 – non capitava da circa un millennio che un papa proclamasse beato il proprio immediato predecessore – ed infine, il 27 aprile 2014, insieme a papa Giovanni XXIII, è proclamato santo da papa Francesco.